Eventi

Nell'affascinante ESTATE SPOLETINA il terribile Gatto arriva a Casa Menotti!!!

C'è un gatto che si aggira per l'Europa!
E' grintoso, ma miagola dolcemente.
E' dolce ma quando meno te l'aspetti ti morde!
Forse è una tigre, forse è un lupo?
Forse è un angelo?
In trenta persone di grande qualità si sono messe attorno ad una tavola rotonda , di quelle molto intellettuali, ed hanno cercato di capire se questo gattino è pronto a crescere, a diventare un bel micione da salotto oppure un famelico animale da battaglia.
Di cosa parliamo? Ma del gatto che la scrittrice Anna Manna ha evocato nel suo ultimo libro. Un gattone che ha parentele con le leggi della fisica.
Il gatto di Schoredinger, famoso esperimento nel mondo dei fisici.
Applicato all'Europa questo concetto produce scintille, evoluzioni intellettuali, ghirigori etici ed ancora di più in un valzer di idee e proposte che diventa divertente, interessante, drammaticamente realistico. Insomma un libro da portarsi in vacanza o da riscoprire a settembre quando la vita riprende.
L'estate sta per scoppiare insieme al fascino del Festival dei due mondi a Spoleto. Cosa può fare un gatto intelletttuale in questi casi?
Prepara la valigia e via... fino a Piazza del Duomo! Scenario di incredibile bellezza!
Anche perchè è ospite della Fondazione Monini a Casa Menotti.
Il cuore pulsante dell'estate spoletina, il punto nevralgico di tante magnifiche manifestazioni che rendono Spoleto un miraggio intellettuale per tanti turisti.

Il 16 luglio alle ore 17.00, quando Piazza del Duomo si veste di un magnifico pulviscolo dorato, lascito prezioso di magnifiche giornate d'estate, il giornalista Elia Fiorillo
incontrerà la scrittrice Anna Manna Clementi e dalla finestra di Casa Menotti aspetteranno insieme l'arrivo da Roma di Neria De Giovanni, presidente dell'Associazione Internazionale dei Critici Letterari, di Luisa Gorlani, famosa e premiatissima studiosa e saggista che ha vinto il titolo di Insegnante d'Italia, la poetessa Gabriella Sica, il poeta catalano Antonio Canu.
Poi tenteranno di tenere a bada il grintoso gatto di Schoredinger che è sicuramante vivo, visto che ha già partecipato a molte presentazioni a Roma. Presso l'Associazione Soroptimist, con il madrinaggio di Silvia Costa in altra occasione il 22 maggio... insomma miagola con gusto ed incanta il pubblico.
Che dirvi... vi mostro l'invito e vi aspetto! Spoleto in questi giorni è splendida. Il Festival è uno scrigno da conservare con cura.
Gli spoletini sono deliziosi e la cucina spoletina è da leccarsi i baffi. Almeno così dice il... nostro gatto di Schoredinger!
E c'è da credergli!

Nel libro ci sono contributi di:
Osvaldo Avallone, Angelo Ariemma, Igor Baglioni, Umberto Bernabai, Pierfranco Bruni, Corrado Calabrò, Jole Chessa Olivares, Silvia Costa,Neria De Giovanni, Daniela Fabrizi, Marisa Ferrari Occhionero, Elia Fiorillo, Bianca Maria Frabotta, Fausta Genziana Le Piane, Anna Maria Giancarli, Luisa Gorlani, Arjan Kallco, Antonio Lo Iacono, Dante Maffia, Maria Edvige Malavolta, Anna Manna Clementi, Elisa Manna, Mauro Mantovani, Manuela Marchi, Vincenzo Mascolo, Gilberto Mazzoleni, Manuel Olivares, Maria Rita Parsi, Elio Pecora, Giovanni Pistoia, Fabio Scialpi, Gabriella Sica, Giorgio Villa.

Sabato 10 maggio ore 19.30

Invito a cena con conversazione letteraria

La Maga Circe

Nel racconto della scrittrice e poetessa
Anna Manna
Nota introduttiva della Presidentessa dei Critici Letterari Italiani
Neria Di Giovanni

“… e udirono Circe che dentro con bella
voce cantava tessendo una tela
grande, immortale, come sono i lavori
che fanno le dee: delicati, fulgidi, fini”.
(Odissea X, vv.222-225)

Il gioco della seduzione, l’avventuroso incontro con Ulisse, un mito, una storia, una donna. Ma soprattutto il racconto di un amore tormentato, chiacchierato nei secoli, vissuto nello scenario indimenticabile di un meraviglioso paesaggio italiano.
Rivivremo attraverso il racconto della scrittrice e poetessa Anna Manna l’ammaliante intreccio di un mito femminile ancora vivo ed attuale.

Cos’è, infatti, la seduzione se non l’illusione che nasconde un bisogno taciuto alla vita razionale e che trova, nell’incontro con l’altro, la potenza per esprimersi ornandosi di un fascino ed un incanto a cui è difficilissimo sottrarsi?
La seduzione, così come l’amore che ci auguriamo ne sia la futura emozione, ci permette di conoscere aspetti di noi che rimarrebbero nell’ombra e mai sperimentati ed è per questo che si colloca in una dimensione magica che ci ammalia e spaventa. E’ qualcosa che accade in modo inaspettato, in cui la caratteristica fondamentale è il mistero, l’arcano, il segreto ma che nel suo improvviso mostrarsi sembra illuminare la nostra vita di una nuova luce.

La conversazione si svolgerà durante una cena inspirata ai cibi di seduzione dell'antichità presso la sede di Via del Conservatorio,73 Roma

La quota di partecipazione è di Euro 25,00
E’ possibile richiedere un ricordo fotografico
Info e prenotazioni 366 9639836, infocalambi@gmail.com www.calambi.it

Sabato 12 aprile ore 19.30
Via del Conservatorio, 73 Roma
Interverrà l’autrice del libro Anna Manna
AMORI NEGATI

Invito a cena con conversazione letteraria

A CASA DEL POETA
dedicata a Maria Luisa Spaziani vince un premio a Milano


Anna Manna premiata a Milano per una poesia dedicata a Maria Luisa Spaziani

Una manifestazione denominata I POETI DELLE AURORE MENEGHINE si svolgerà a Milano Sabato 12 Aprile alle ore 15,00 presso la Sala Conferenze POLO FERRARA di Via Mincio, n. 23 organizzata dal Presidente Luigi Ruggeri dell’Associazione culturale Beniamino Joppolo.
Durante la Manifestazione per il Pentagono poetico che si svolgerà a Milano il 12 aprile saranno premiati alcuni poeti che la giuria del Premio ha identificato come i più significativi tra i poeti contemporanei. Per ogni poeta premiato saranno lette quattro poesie che li rappresentano. Per la nostra socia Anna Manna, premiata con il Pentagono poetico 2014, sono state scelte tra la sua vasta produzione poetica, le Sue poesie dal titolo: ”A CASA DEL POETA” “ROSE E CILIEGIE” “DIALOGO COL PADRE” “A VOLTE NEANCHE CHIEDONO”, “NAUFRAGHI”, rappresentative di quattro aspetti della sua poetica: l’incontro con la poesia, l’amore, gli affetti, la tematica sociale, le grandi tematiche dell’umanità. In particolare “A casa del poeta” è dedicata ed ispirata alla poetessa Maria Luisa Spaziani. Attraverso il racconto poetico di un incontro a casa della poetessa Spaziani, Anna Manna delinea il rapporto dei poeti con la città di Roma, arricchendolo con annotazioni psichiche che evidenziano le sottili e pur tenaci analogie tra le espressioni artistiche di tutti i tempi.
L’incontro si riferisce al periodo in cui Maria Luisa Spaziani abitava in via del Babbuino e ripropone la vita della Spaziani dedicata all’arte trascorsa tra la scrittura e l’ispirazione, tra i ricordi di Montale e i progetti per il futuro dedicati ai giovani.
Maria Luisa Spaziani è fondatrice del Premio Montale che ha dedicato le migliori energie per la scoperta dei nuovi talenti poetici. Delicata ed espressiva la poesia della Manna rinnova lo stupore e l’ammirazione per la poetessa e l’amore per la città di Roma in un parallelo di grande resa poetica. Le quattro poesie che hanno decretato la vittoria per Anna Manna sono pubblicate nel libro di poesie “Maree amare. Mare ed amare” edito da Pagine e vincitore del premio Pagine nel 2007.
Il libro prefato dal poeta da poco scomparso Raimondo Venturiello e presentato a Roma da Aldo Onorati e Stefania Camilleri presso la libreria Remo Croce in una delle ultime serate letterarie della libreria prima della chiusura, ha vinto anche il Premio Il Delfino a Pisa.

A CASA DEL POETA
(a Maria Luisa Spaziani )

C’era penombra nel tuo studio
ieri
e fuori Roma
accecava di luci
i tuoi versi
sul tavolino
che ogni giorno accarezzi
con le tue mani
imparentate con l’Arte,
io quieta
assorta
attendevo la Tua parola
e si spegnevano le luci
dell’esterno,
a poco a poco si accendevano
i filari dell’anima
confusa, commossa
sbocciando di nuovo
all’ emozione
soffocata dalla vita
di sempre,

poi all’improvviso mi sono sentita
parte della tua penombra

Un abbraccio è la tua casa d’Arte
un approdo per le anime confuse
All’uscita
camminavo più sicura
con la dignità dei tuoi versi
stampati come guida
nel cuore

La luce era amica
più morbida
mi carezzava

Come sei bella Roma
con i tuoi artisti
nelle loro case
a custodire i segreti
dell’Arte
a raccontare il passato
a preparare il futuro
a placare quell’ansia
di tutto
e di niente
che ci fa paura.

Battezzato il Premio EUROPA E CULTURA

Fiocco azzurro alla Sala delle Bandiere della sede romana del Parlamento europeo lo scorso venerdì.
E' nato il Premio EUROPA E CULTURA. Il Premio avrà tre Sezioni: Poesia, Narrativa e Saggistica.
Ogni sezione avrà un Premio per una Tesi di Laurea nell'ottica di un nuovo e rinnovato interesse verso le proposte e l'impegno dei giovani.
Nonostante il... Diluvio universale che ha investito la città di Roma il 31 gennaio dunque l'Arca è partita!
Difficile far partire questo progetto culturale che rientra nell'ambito del Programma culturale Europa e cultura che la poetessa Anna Manna nell'ambito del suo volontariato culturale porta avanti con tenacia. Gli atti del convegno, che documentano la nascita del premio quindi corredati da fotografie ed interviste ai partecipanti, saranno pubblicati dall'editore ARACNE, presente alla manifestazione, che ha espresso la propria adesione immediata al lancio di questa iniziativa che copre un ruolo importante nel processo educativo dell'Europa futura. I relatori, giunti sfidando condizioni atmosferiche avverse, hanno espresso una variegata partecipazione al sentimento di vuoto culturale che ormai aleggia nella nostra società odierna. Il poeta Elio Pecora, lo psicologo Antonio lo Iacono, la sociologa Marisa Ferrari Occhionero hanno delineato uno sguardo amareggiato per le assenze nelle politiche culturali ma anche hanno lanciato segnali di speranza e volontà di impegno per la costruzione di una società più attenta ai valori della cultura e dell'educazione. Il Preside della Facoltà di Lettere dell'Università di Roma La Sapienza, nel suo intervento preciso e puntuale, ha lanciato la proposta culturale di un Canone europeo di comportamento che ritrovi l'educazione che sembra andata perduta nella marea di atteggiamenti sciatti ed aggressivi che siglano la volontà comportamentale di tanta gente al giorno d'oggi. I partecipanti al Convegno faranno parte tutti del Comitato d'onore del Premio EUROPA E CULTURA che vedrà come Presidente del comitato Pierfranco Bruni.
In giuria tra gli altri Neria De Giovanni, presidente dell'Associazione internazionale dei critici letterari, Jole Chessa Olivares, Gabiella Sica, e lo scienziato poeta Umberto Bernabai che ha proposto un incontro sul linguaggio della economia. Fabio Scialpi ha conquistato l'attenzione dei partecipanti con un affascinante intervento sul poeta Tagore. Così la serata è trascorsa nell'emozionante sensazione di aver preso parte ad un momento particolare: la nascita di un'operazione culturale che intende sollecitare tutti verso un impegno che possa farci sentire europei anche nel nostro modo di essere e non soltanto sulla carta. Momento emozionante e toccante la premiazione di Anna Maria Giancarli, poetessa aquilana sopravvissuta al terremoto e testimone poetica del disagio concreto e psichico cha ha devastato la popolazione aquilana. Il suo grido di aiuto poetico è stato particolarmente applaudito. Come ha riscosso molto interesse il poeta albanese Arjan Kallco che ha ammaliato l'atmosfera del convegno con le sue poesie dedicate alla Grecia, in una metafora di particolare bellezza. Pierfranco Bruni ha presentato con la perizia critica di cui è maestro il vincitore assoluto del Premio e Cultura CORRADO CALABRO', nome noto a livello internazionale.
Corrado Calabrò sarà presentato sabato 8 febbraio alle ore 10,30 presso l'Aula V della Facoltà di Lettere a Roma con interventi critici del docente Fabio Scialpi, della poetessa Daniela Fabrizi, alla presenza del Preside Prof. Roberto Nicolai.

Dunque un discorso culturale che, iniziato nella sede istituzionale del Parlamento europeo, continua tra i giovani nelle sedi universitarie.
Madrina del Premio EUROPA E CULTURA l'On. Silvia Costa, europarlamentare relatrice a Bruxelles del Programma EUROPA CREATIVA 2014-2020.

COMUNICATO STAMPA
ARTISTI E STUDIOSI A CONVEGNO PER LA CULTURA IN EUROPA

Il giorno 31 gennaio dalle ore 14.20 fino alle ore 18.00 presso la sede romana del Parlamento europeo in via IV Novembre 149, si svolgerà un incontro dal titolo EUROPA E CULTURA, Verso un nuovo UMANESIMO.

il convegno, organizzato dalla poetessa Anna Manna per l'europarlamentare Silvia Costa richiama studiosi, artisti, docenti di materie umanistiche e scientifiche, in un confronto serrato e complesso per delineare l'ipotesi culturale di un Nuovo Umanesimo.
L'Europa s'è fatta, facciamo gli europei! Potrebbe essere questa la bandiera da sventolare nella sala delle Bandiere il 31 gennaio.
Silvia Costa, relatrice a Bruxelles del Programma 2014-2020 EUROPA CREATIVA, si confronterà con i poeti Elio Pecora, Gabriella Sica, Jole Chessa Olivares che nelle loro opere e nei loro discorsi hanno da sempre portato avanti un'ottica culturale che ripropone la necessità di un nuovo Umanesimo.
Il dialogo a più voci sarà aperto ed introdotto dal Prof. Antonio Lo Iacono, Presidente Psicoumanitas, Sips, ASIPA.
L'analisi del sociologo giungerà attraverso gli interventi autorevoli del Prof. Mario Morcellini, Direttore del Coris e Presidente della Conferenza nazionale delle Facoltà e della Prof.ssa Marisa Ferrari Occhionero, delegata del Rettore per le Pari Opportunità.
Alla Manifestazione partecipano docenti della Facoltà di Scienze umanistiche della Sapienza di Roma: il preside della Facoltà Prof. Roberto Nicolai, la Prof.ssa Francesca Bernardini, il Prof.Fabio Scialpi, nomi di gran rilievo culturale nella Facoltà di Lettere.
Ospite d'onore del convegno il poeta Dante Maffia, autore tra le altre tante cose di un libro di poesie indimenticabile "La Biblioteca d'Alessandria" splendido esempio di poesia dotta.
Momento centrale della manifestazione sarà il dialogo a più voci tra studiosi di discipline diverse come Umberto Bernabai, ordinario di ingegneria, la Presidente dell'Associazione internazionale dei critici letterari Neria De Giovanni e Pierfranco Bruni, responsabile del Progetto Etnie e culture del MIBACT, nome di grande attualità e versatilità nel panorama della critica italiana.
Come proposta culturale a tutto campo giungerà la presentazione del Manifesto dei neoromantici per un Nuovo Umanesimo a firma Anna Manna e Daniela Fabrizi che ricorderanno il Prof.Gilberto Mazzoleni di recente scomparso.
A conclusione della serata Pierfranco Bruni, presidente del comitato d'onore del Premio Le rosse pergamene e la poetessa Anna Manna, che ideò il premio nel lontano 2000, riceveranno il vincitore della Sezione Europa, il famoso poeta Corrado Calabrò, nome prestigioso a livello internazionale che vince la Targa "UN POETA PER L'EUROPA DEL FUTURO".
Saranno presenti anche i premiati: Anna Maria Giancarli "Donna e Poesia in Europa", Giovanni Pistoia "Un artista per il nuovo umanesimo" e il poeta Arjan Kallco "Un poeta in Europa".

COMUNICATO STAMPA
per Convegno “MI FACCIO VIVO

“OGNI ALBA RITESSE L’ANIMA!”

“Ogni alba ritesse l’anima!” questo l’augurio poetico che Jole Chessa Olivares, una delle voci più pure della poesia contemporanea, ha donato ai partecipanti al convegno “Mi faccio vivo”. La poetessa ha concluso con la lettura, molto applaudita, della sua poesia “Lo spirito dell’altrove “ il convegno che potrà segnare nel futuro un momento miliare nel cammino della poesia contemporanea.
Partecipazione di studiosi e poeti di alto livello e pubblico giovanile interessato ed attento decretano infatti l’interesse che la tematica del nuovo umanesimo in poesia, e non solo, sta raccogliendo in molti ambienti culturali. Forse il silenzio della cultura che si registra negli ultimi anni di fronte allo sgretolamento sociale al quale assistiamo in questi nostri anni e giorni di drammatiche vicende ed assenze , troverà nuova voce e nuovo impeto culturale nella necessaria rivisitazione delle tematiche e delle problematiche culturali alla luce di un nuovo Umanesimo.
Il 23 novembre 2013 nell’ AULA V della Facoltà di Lettere si è svolto non soltanto un Evento in onore del Poeta antropologo Prof. Gilberto Mazzoleni . Nell’Aula V di Lettere, l’appuntamento del 23 novembre ha un significato che va oltre il momento celebrativo o di grande affettuosità verso le proposte poetiche del Poeta-antrolpologo. Il Convegno ha iniziato subito a mostrare la sua vera faccia : un momento di analisi, un interrogarsi insieme , un incontro nel presente per analizzare il futuro. La presenza di personalità del mondo scientifico, come il Prof. Umberto Beranabai, ordinario di metallurgia alla Sapienza, ha del resto posto subito in evidenza la necessità di dialogo, l’urgenza culturale di dialogare su e tra piani culturali diversi per superare l’impasse di una società che soltanto dell’economia ha fatto il suo demone e la sua guida. Anzi dal Prof. Bernabai c’è stata una metaforica richiesta d’aiuto lanciata con lo stile del poeta - il professore si dedica da qualche anno anche alla poesia – e la precisione dello scienziato. Il mondo scientifico ha bisogno del dialogo con l’Arte! Oggi non è più un’ipotesi da salotto
o un elegante battuta tra protagonisti del mondo dell’arte e della scienza, oggi
il confronto tra culture diverse è una reale e concreta necessità.
“Dall’Uber-marionette all’uomo vero” il messaggio già era scritto nel titolo della prima sezione del convegno che ha sottolineato il cammino necessario verso una ridefinizione del significato e del senso della vita in un’ottica che sappia superare l’involucro dell’utilitarismo. L’intervento appassionato del Poeta Elio Pecora, bellissima lezione di poesia, l’omaggio poetico della Poetessa Gabriella Sica con la lettura di una sua profetica poesia, la testimonianza istituzionale della Delegata del Rettore per le Pari opportunità Prof.ssa Marisa Ferrari Occhionero, attenta e vigile presenza alle problematiche sociali non soltanto di genere, hanno acceso i riflettori su nuovi percorsi e nuove istanze sociali. Oggi è necessario ripensare la vita, l’uomo, le relazioni tra gli umani nell’ottica di un rinnovato senso del rispetto. Il rispetto tra i simile e verso se stessi come ha sottolineato nel suo intervento la psicologa Carla Russello.
E nella Sezione “Per un nuovo Umanesimo : segnali nei luoghi di cultura”
gli interventi degli studiosi come il direttore della Biblioteca Nazionale Osvaldo Avallone e della direttrice della Biblioteca di Lettere che ha visto per molti anni docente il Prof.Mazzoleni, Maria Edvige Malavolta, hanno sottolineato l’urgenza di questo nuovo e necessario interesse verso i luoghi della cultura.
Gli interventi di Manuela Marchi di Spoleto e Vera Ambra di Catania,
fervide testimonianze di impegno culturale nella propria città che si estende a livello nazionale, hanno evidenziato che è possibile ancora l’impegno quotidiano in una trama sociale che poco si adopera per la cultura.
Il convegno si è aperto con il Saluto del Prof.Luca Serianni, eccellenza italiana nel campo della Linguistica. Il suo intervento ha scaldato l’uditorio per la testimonianza di grande stima ed affetto verso l’opera del Prof.Gilberto Mazzoleni nel mondo accademico. Ad un pubblico già coinvolto e partecipe si è dunque rivolto l’intervento della Prof.ssa Maria Rita Parsi, Membro del Comitato ONU per i diritti del fanciullo e Presidentessa della Fondazione Bambino Onlus, che ha raccontato la poesia dei più piccoli con una trama di narrazione di vivace resa emotiva ma anche di profonda impostazione pedagogica. Il dialogo tra la relatrice ed il pubblico, anche dei giovani presenti in aula, è diventato immediato e fluido anche per la grande esperienza di comunicazione che la Prof.ssa Parsi ha acquisito durante le sue presenze nelle trasmissioni televisive. Un’esperienza comunicativa che rende il suo operato di immediata ed efficace visibilità.
La poetessa e critica letteraria Daniela Fabrizi, che con Anna Manna e Gilberto Mazzoleni è promotrice del Manifesto, ha letto alcune poesie di Mazzoleni ed ha puntualizzato con il suo intervento la tematica “L’uomo tra sentimento e ragione”.
Il Prof. Fabio Scialpi ha quindi riportato il convegno al dialogo affettuoso e riconoscente verso il Prof. Mazzoleni visibilmente commosso. Questo sicuramente il momento più commovente del convegno. E’ giunto anche il saluto del Prof.Alessandro Saggioro che non ha potuto prendere parte di persona al convegno ma ha voluto testimoniare anche da lontano il suo affetto per Mazzoleni.
Un incontro dunque che ha saputo coniugare i valori dell’umanità con l’impegno accademico, l’analisi dello studioso con la slancio poetico, il valore della testimonianza con l’impegno ed i progetti per il futuro.
La silloge di poesie inedite “Mi faccio vivo” di Gilberto Mazzoleni getta dunque i primi mattoni per un cammino che sarà il tappeto di poesia per Il Manifesto dei Neoromantici per un Nuovo umanesimo che, lanciato dalle poetesse Anna Manna e Daniela Fabrizi con la presenza prestigiosa del poeta - antropologo Mazzoleni nel febbraio 2013 presso la Casa delle Regioni a Roma durante in 13° Viaggio tra le vie dell’Arte di Vera Ambra, si dispiega oggi nel mondo accademico preparandosi a dialogare con la cultura europea.

                                                                                                    Anna Manna

La Poesia verso un Nuovo Umanesimo

guarda la locandina

Foto della presentazione a Spoleto


Foto di Sara Allocca

 

Hanno partecipato all'incontro rappresentanti dell'imprenditoria locale, operatori culturali, turisti e cittadini di Spoleto.
Tra i presenti il dott. Gianni Paoluzi e la moglie contessa Lavinia Vincenti Mareri cha ha incantato i presenti con la sua grazia, il prof. Gino Sammarco e il prof. Luca Filipponi Presidente dello Spoleto FestivalArt.

Rassegna stampa dell'evento
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Premio LE ROSSE PERGAMENE

COMUNICATO STAMPA

I racconti di Anna Manna a Sant’Ivo alla Sapienza

Nei giorni scorsi a Sant’Ivo alla Sapienza, nell’ambito del MaggioSantivese ed organizzato dal Centro culturale Paolo VI, si è tenuto un importante appuntamento culturale. La Casa Editrice Nemapress ha presentato il libro di Anna Manna “Una città, un racconto in cui il brano intitolato “L’inquietante profumo della polvere” è ambientato proprio nella Biblioteca di Sant’Ivo alla Sapienza.
L’incontro si è aperto coi saluti di don Mauro Mantovani, direttore del Centro culturale Paolo VI, collegato con la Pastorale culturale del Vicariato di Roma.
Del libro hanno parlato Neria De Giovanni, presidente dell’Associazione Internazionale dei Critici Letterari nonché direttrice editoriale della Nemapress ed ovviamente l’Autrice che ha motivato la scelta di collegare città d’arte e luoghi cari alla propria biografia, con storie immaginarie in cui il leit motiv è sempre l’io narrante femminile ed il vissuto emozionale della realtà.
I racconti di questo libro, che in parte erano stati pubblicati sul sito letterario www.centonewslibri.it, grazie ad un’idea della stessa Anna Manna ed al coinvolgimento organizzativo dell’Associazione Italiana Amici del Libro, ha dato origine al concorso letterario “Italia mia - Viaggio sentimentale in Italia”, aperto alle sezioni di narrativa (giuria presieduta da Neria De Giovanni) e di poesia (giuria presieduta da Corrado Calabrò).
La serata culturale si è trasformata in un vero e proprio cenacolo di intellettuali e persone che lavorano per e con la letteratura. Tra gli altri segnaliamo Giancarlo Dosi, presidente dell’Associazione Amici del libro, Ennio De Risio già direttore delle Biblioteche di Roma, Angelo Sagnelli, responsabile culturale dell’Antico Caffè Greco, Alessandra Bonanni, coordinatrice culturale della società Multiolistica, Claudio Milza del Poligrafico e Zecca dello Stato, Elisa Manna responsabile comunicazione del Censis, Tiziana Grassi, giornalista e scrittrice, Fausta Genziana Le Piane, critica letteraria, Mauro Milesi poeta scrittore operatore culturale, Antonio Mendoza giornalista dell’Associazione stampa estera, Stefano Solinas dell’Ordine Nazionale della Stampa e Massimo Milza giornalista e dirigente della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Particolarmente applaudite le interpretazioni dell’attrice Maria Concetta Liotta e dell’attore Luca Milesi che hanno letto alcuni brani dei racconti tratti dal libro di Anna Manna “Una città, un racconto.

EDIZIONI NEMAPRESS
Presentazione all'interno della Settimana delle scienze educative

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CULTURE A CONFRONTO ALLA SAPIENZA DI ROMA ATTRAVERSO LA POESIA


Prof. Gilberto Mazzoleni

Lunedì 29 aprile alle ore 15,30 presso la Sala Odeion della Facoltà di Lettere e Filosofia in piazzale Aldo Moro n. 5, si terrà un incontro dal titolo “MONDI DI PAROLE”. L’occasione dell’incontro è la presentazione del libro “Voci dall’aldiquà” del Prof. Gilberto Mazzoleni, poeta ed antropologo. Il volume, edito da Bulzoni, raccoglie la produzione poetica più recente e spunti di riflessioni in un affascinante confronto tra antropologia e poesia.

Il Prof. Mazzoleni, già ordinario di Storia delle Religioni presso Sapienza di Roma, tenta nel libro un dialogo sui due fronti antropologico e poetico, ripercorrendo episodi ed avventure vissute nei suoi numerosi viaggi.
Dopo i saluti istituzionali del Preside, Prof. Roberto Nicolai, coordinerà l'incontro il Prof. Alessandro Saggioro, docente di Storia delle religioni e direttore del Master in Religioni e mediazione culturale. Intervengono la Prof.ssa Francesca Bernardini, il Prof. Luca Serianni, il Prof. Gaetano Lettieri, la Prof.ssa Emanuela Prinzivalli.
Con questo libro “Voci dall’aldiquà” in punta di penna il poeta antropologo offre al suo pubblico di affezionati lettori uno scrigno di proposte, ipotesi, prospettive culturali come nota in apertura Dario Sabbatucci.
Il poeta–viaggiatore ripercorre le sue avventurose e meravigliose promenades nelle culture di altri paesi offrendole come passeggiate metaforiche tra tematiche di grande importanza ma sfiorate con grande raffinatezza, con grande maestria. La sua cultura non diventa mai pesante bagaglio culturale ma semmai vivace e spedito mezzo di comunicazione anche divulgativo.
Così il poeta del mondo, come è facile sentir nominare il prof. Mazzoleni, con eleganza e leggerezza tocca uno spartito fresco anche quando la sua poetica si ripiega su se stessa quasi a presagire un allontanarsi dal dialogo con il lettore nell’attesa di un evanescente addio.
Ma è soltanto un momento, forse soltanto un vezzo, il poeta e la sua poesia si sentono necessari. Il lungo mestiere di educatore sostiene la poetica liberandola dai compiacimenti letterari e proiettandola in un contesto pedagogico quanto mai attuale ed auspicabile.
Il libro si chiude con una intervista illuminante sulla poetica di Gilberto Mazzoleni “Dal vello al veltro: solo un nuovo umanesimo ci salverà” di Anna Manna.

Dal vello al veltro: «Solo un nuovo umanesimo ci salverà».
Intervista a Gilberto Mazzoleni, poeta antropologo
di Anna Manna

Parlare con il Poeta antropologo Gilberto Mazzoleni significa partire con la fantasia per mondi lontani, terre esotiche, villaggi sperduti nel mondo. Gran viaggiatore, per motivi professionali, ha fatto del viaggio, della curiosa rilettura di culture diverse dalla nostra cultura occidentale, una ragione di vita e di professionalità.

Come ha vissuto generalmente la cultura occidentale l’impatto con culture lontane, diverse dalla nostra?
“Nel corso del XX secolo l’Occidente scientista, in omaggio alla cosiddetta decolonizzazione, ha scoperto – dopo la dignità d’arte dei manufatti- anche il valore poetico dei testi prodotti da orizonti culturali altri e remoti.
Da qui le analisi in chiave critico-letteraraia non soltanto di una produzione più esplicitamente lirica (dalle composizioni di antichi autori cinesi ai blues afro-americani) ma anche di testi mitici e formule rituali. E’ così accaduto che il letterato europeo ha spiazzato per così dire antropologi e storici delle religioni.”

Ma in te il poeta e l’antropologo si equivalgono oppure sono in lotta tra loro, in competizione?
“Nel mio libro “Identità, contributo a un disciplina del confronto e della riflessione “Bulzoni editore mi propongo di verificare la legittimità etico-professionale di una sovrapposizione di codici ( quello antropologico e quello poetico) che si verifica allorché l’antropologo in prima persona sperimenta (per se stesso) il visto ed il sentito sul campo: e dunque fa poesia. Per quanto mi riguarda non ritengo incompatibile in assoluto la cosiddetta osservazione oggettiva e la rilettura personale del vissuto. Personalmente, nelle mie esperienze sul campo, ho sempre teso a cogliere le concrete aspirazioni e le umane cadute, le travagliate opzioni e le ingegnose evasioni : ovvero l’umano voluto e tentato, colto al di là della pura erudizione e della sperimentazione ludica.
E’ probabile –e i ricordi di me adolescente lo confermerebbero– che vissuto e pensato, pensato e cantato hanno radici lontane e comuni in me. Al punto che se dovessi rinunciare a una delle mie due anime, risulterei così menomato da dovere rinunciare –ove possibile- ad entrambe”

Dunque hai cominciato da molto giovane a sentirti poeta oltre che ad incuriosirti di tutto?
Non mi piacciono i bilanci, specialmente quando sono stilati dall’interessato. Ma non posso fare a meno di ricordare che quello del comporre in versi si è rivelato un mio precoce impulso, favorito da un ambiente familiare ricco di stimoli e alimentato da varie esperienze.
Sono cresciuto con la poesia. Mi spiego meglio. Non sapevo ancora leggere, e mio padre –la sera– mi leggeva con tenero garbo i versi di Dante, Leopardi e Belli.
Io lo ascoltavo affascinato anche quando non comprendevo qualche parola. Crescendo ho ampliato il repertorio delle mie letture: Porta e Pascarella, Foscolo e Pascoli, e poi Lorca, Majakovskij, Esenin e i poeti sudamericani.
Ma, ormai ventenne, non avrei mai pensato che un giorno mi sarei impegnato in prima persona. Allora ero affascinato dalla pittura (ho esposto ad una Quadriennale di Roma) e dal teatro (ho diretto il Centro universitario teatrale dal 1961 al 1964).
Ma, ormai laureato, i confronti suggestivi con Natalino Sapegno e Giuliano Manacorda mi hanno aiutato ad incamminarmi -sempre meno timidamente– sulla via delle emozioni ripensate e cantate.
Da allora, diciamo dagli anni Settanta, la poesia e l’antropologia mi hanno stimolato, impegnato e confortato. E in un saggio del 2002 ho cercato di spiegare i rapporti –che almeno per me– sostengono e completano reciprocamente questi due strumenti conoscitivi.
Ricordo anzi che circa dodici anni fa ho sollecitato l’A.I.S.E.A. ad organizzare un convegno sul tema “Antropologia e Poesia”.

La poesia nella tua vita è stato un limite alla conoscenza della realtà oppure uno sconfinato volare?
È stato uno stimolo ad andare oltre.

Hai imparato dalla natura, dal contatto con la natura oppure hai plasmato la visione della natura secondo la tua poetica?
Le tante “nature” scoperte, visitate e assorbite sono state il sorprendente scheletro che a poco a poco mi hanno rivestito e, forse, riplasmato: devo anche a queste “scoperte” di umanità complesse e remote (ecco di nuovo l’antropologia – il mio essere poeta).

Di che cosa hai più paura? E come riesci a fronteggiare la tua paura?
Assuefatto –per educazione, istinto ed eventi eccezionali– a guardare dietro le cose e dentro di me, ho imparato presto a fronteggiare la paura del vivere e rispondere a modo mio alle domande impossibili. Ma non sono poi un insensibile superuomo: un giorno, forse, cederò alla Paura.

Quali pensi siano le paure dell’uomo del terzo millennio?
Apparentemente nessuna: distratti dai consumi e da chi controlla i mezzi di comunicazione, sfuggiamo ai grandi problemi e ci riduciamo ad automi soli e senza noi stessi.

Dimmi una frase che ti somiglia. Anzi un verso!
“Procedere,Gilberto, senza perdersi,
Ora che fermarmi non saprei…”

La donna rappresenta una realtà da vivere, un sogno da sfiorare con il pensiero, l’altrove per eccellenza?
Le donne (ma odio le generalizzazioni del tipo Uomo/Donna) sono nel complesso un “altrove”, un altrove che, se responsabilmente convissuto, può addolcire e arricchire.

Cosa significa amare?
Amare: ecco un significante ricco di significati e quotidianamente abusato. Ma se alludiamo ad un sentimento vissuto senza inganni, può diventare ragione di vita (o di morte).
La tua vita somiglia alle tue poesie? Il tuo mondo poetico è stato prima o dopo il tuo mondo reale?
Ho impiegato decenni perché la mia vita e il mio mondo poetico diventassero un tutto unico. Sento che oggi questa sovrapposizione è compiuta e mi fa più ricco.

È meglio aggrapparsi alle stelle oppure guardare sempre, ai propri piedi, il terreno sul quale si cammina? Vale la pena sognare? Sognare è necessario, ma sentendo sotto i propri piedi un terreno con cui interloquire con positiva coscienza.
Ritiene che oggi la poesia possa di nuovo emergere, pensa che una nuova ondata di poesia romantica possa contrapporsi allo sfacelo sentimentale che vive la società di oggi?

Nella palude sguaiata e volgare della società odierna, nella fredda età della comunicazione telematica, potrebbe affiorare il miracolo della poesia romantica e trovare nuovi e convinti consensi. Immergiamoci perciò / in un mare di affetti / e una barriera fingiamo / di variopinti coralli, / ignorando l’insabbiatura / che sa di eterno/ nella distesa di morti fiori./.Questa poesia” Meglio ronzare” l’ho scritta lo scorso anno nel maggio 2011. Questa esigenza sentimentale insopprimibile nell’essere umano già bussava con vigore nella contemplazione delle umane sconcezze che la televisione ci inviava ogni sera come uno schiaffo sulle nostre mense.
E più avanti nel giugno 2011 ho scritto: “Solo donando/ solidali affetti/scambieremo da fratelli/l’unica ragione di luce./nell’opaco orizzonte./E noi soli mai:/non siamo stelle/”.
Ma possiamo anelare al cielo, sentire, come lo sentiamo ogni giorno, il peso del fango, della melma di una società in disfacimento. Una mia raccolta di poesia si chiama proprio “A cielo aperto”.
Possiamo volare anche senza avere le ali. La poesia da sempre è capace di compiere questo miracolo.

Abbiamo analizzato fino ad ora te stesso, ho cercato di liberare nelle risposte il messaggio della tua poetica , insomma ho cercato di fotografare il senso del tuo poetare. L’oggetto della mia indagine (fatta con una rosa in mano invece del microfono come dici tu) è stato il tuo modo particolare di esistere e le tue capacità e potenzialità di risposta alle sollecitazioni dell’ esterno, della vita.
“Le interviste con la rosa in mano”, dovresti chiamare così queste tue interviste. Mi piace essere capito, compreso. Ma l’incontro deve avvenire con rispetto e capacità di scandaglio nello stesso tempo. Un rispecchiarsi nelle tue domande che non hanno nessun intento malevolo ma solo un… profumo di civiltà

Va bene accetto il consiglio dell’antropologo-poeta! Ma andiamo avanti, vorrei ora spostare l’interesse fuori dal tuo personaggio ed incentrare l’attenzione sulle tue ricerche. Mi riferisco ad esempio alla tua ricerca più interessante. E’ nota la tua interpretazione del vaticinio dantesco che riguarda il Veltro. Vuoi illustrarcela?
E’ stato detto che Dante, nel comporre la trama del suo provvidenziale “volo”poetico, usava formulare enigmatiche profezie che risultassero volutamente oscure e deliberatamente ,male decifrabili. E questo è spiegato con l’adeguarsi di Dante al “genere” profetico. Del resto l’estetica due-trecentesca non era aliena dal considerare un imperativo dell’artista quello di adeguare il lessico e lo stile alla natura degli argomenti trattati. Ma ritengo che le “profezie” della Divina Commedia devono essere decifrabili in quanto ad esse Dante si affida per ‘proporre agli uomini di buona volontà, il messaggio della palingenesi. Certamente sto sorvolando in sintesi concetti che sono oggetto di lunghissimi e approfonditi studi. Dunque le mie tesi di possibilità di decifrare alcune profetiche posizioni di Dante sono state anche fortemente dibattute. Si potrebbe scrivere un libro su questi eventi di studio. E certo non è questa la sede per un approfondimento che è possibile fare attraverso i miei libri. Ma mi è possibile esprimere l’intuizione che maggiormente si evidenzia necessaria e illuminante per la nostra epoca travagliata. L’intuizione di Dante che la cultura, lo studio, la conoscenza saranno l’unico possibile baluardo ad una fine ingloriosa dell’umanità.
L’incontro fra Dante e Virgilio dà luogo a una delle profezie che più hanno impegnato i commentatori della Commedia. Il Poeta, incalzato dalla lupa, ossia dalla più temibile delle tre fiere riceve da Virgilio questa enigmatica indicazione: ” Molti son gli animali a cui si ammoglia/e più saranno ancora, infin che ‘l Veltro/ verrà, che la farà morir di doglia! / Questi non ciberà terra né peltro,/ ma sapienza, amore e virtude, / e sua nazion sarà tra feltro e feltro.(Inf. I,100-105) .
Le interpretazioni sono state moltissime. Ma attenendoci al significato della parola feltro , ed analizzando gli usi e consuetudini del feltro nell’epoca di Dante ( anche in questa fase sto sintetizzando in poche scarne parole pagine e pagine di studi approfonditi) riusciamo alla fine a capire che tra feltro e feltro vuol dire tra foglio e foglio e che il Veltro è il LIBRO per eccellenza. E’ insomma il vile feltro ad essere impiegato nella fase finale della produzione della carta .Tra feltro e feltro trovava suggello adeguato al foglio, che risultava pronto a registrare ciò che AMORE detta al poeta. Chi dunque perseguiterà la smodata bramosia dei beni terreni (radice di tanta corruzione) sarà la voce poetica di Alighieri : e questi si accinge a seguire Virgilio ( “ond’io per lo tuo me’ penso e discerno / che tu mi segui, e io sarò tua guida”), perché la sua denuncia – voluta da Dio e messa adeguatamente per iscritto – risulti efficace e documentata agli occhi (e alla coscienza) dei lettori.
Mi sembra che non ci sia molto da aggiungere. La potenza della cultura si esprime in tutti i suoi significati più profondi. ”Fatti non foste a viver come bruti / ma ad inseguir virtute e conoscenza”.
Il futuro dell’umanità è oggi sull’orlo del precipizio e la lupa ci guarda ormai a piccola distanza.
Solo la cultura, il Libro, un nuovo Umanesimo insomma ci potrà salvare dal precipizio. Anche perché alle tre fiere dantesche si sono aggiunti animali temibili e sconosciuti. E’ necessario rileggere Dante, illustrare ai giovani, ma dico su larga scala non solo nelle università, la voce di Dante. Educare alla conoscenza, all’arte. Riaprire il discorso sui valori dell’umano.

Dall’adorazione del Vello d’oro al Veltro?
E’ l’unico percorso possibile per salvarci.

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Gilberto Mazzoleni, laureato in Lettere con lode (la tesi vinse il premio Marzotto nel 1963) è stato Docente di Religioni dei popoli primitivi (1972-1998) e titolare della cattedra di Storia delle religioni (1998-2008) presso l’Università La Sapienza di Roma. Nel corso di 45 anni di insegnamento è stato collaboratore e coordinatore di numerose missioni di ricerca all’estero: Messico, Lapponia, Argentina, Brasile,Cuba e Perù. Ha tenuto numerose lezioni magistrali presso università italiane e all’estero. Vicepresidente dell’AISEA (Associazione Italiana di Scienze etnoantropologiche) dal 1996 al 1998 e Presidente del biennio specialistico in Scienze Storico religiose presso la Facoltà di Scienze umanistiche, ha conseguito numerosi premi tra i quali il Premio Internazionale Pitrè e il Premio Unesp di Antropologia a San Paulo. Saggista, promotore culturale, studioso di teatro, poeta molto apprezzato, dirige numerose collane editoriali e collabora a molti periodici scientifici italiani e stranieri. È stato vivamente interessato all’analisi in divenire di una identità “occidentale” ed ai conflitti interculturali, oggi è approdato ad una stimolante rilettura di personaggi “consacrati” e di episodi storici “esemplari”.

COMUNICATO STAMPA

NASCE IL MANIFESTO DEI NEOROMANTICI
PER UN NUOVO UMANESIMO

Numeroso e vivace pubblico alla presentazione dell’ultimo libro di Anna Manna “Una città un racconto” edito da Nema Press. Scrittori, poeti, operatori culturali da tutta Italia per la 13° Edizione del Viaggio tra le vie dell’arte promosso da Vera Ambra per AKKUARIA presso la Casa delle Regioni a Roma. Elena Cordaro, responsabile per la Società Umanitaria a via Aldovrandi 16, nello splendido scenario di uno dei quartieri romani più belli, ha registrato arrivi da quasi tutte le Regioni italiane.

Dopo il saluto del Prof. Gilberto Mazzoleni, antropologo e poeta, che ha sottolineato la novità dello stile della Manna, la critica Daniela Fabrizi ha presentato un saggio acuto e profondo che ha proposto una attenta lettura dei racconti del libro. Sulle parole di tutti è esplosa la resa scenica dell’interpretazione intensa e modernissima dell’attrice Maria Concetta Liotta che ha recitato un brano del racconto dedicato alla città de L’Aquila ferita dal terremoto.

La metafora del terremoto è stata applicata nella sala infervorata dagli interventi dei critici alla società odierna ed ha originato un vivace dibattito che si è concluso nella nascita del MANIFESTO DEI NEOROMANTICI PER UN NUOVO UMANESIMO di Anna Manna e Daniela Fabrizi alla presenza prestigiosa della Presidente dell’Associazione internazionale dei critici letterari Neria De Giovanni.

Primi firmatari Vera Ambra presidente di Akkuaria e Gilberto Mazzoleni Docente de La Sapienza, antropologo e poeta che ha sottolineato il valore
antropologico dell’evento alla presenza di tante regioni italiane.



Foto di Romano Maria Levante
Un momento di relax sul bellissimo terrazzo durante la manifestazione

Premio Italia Mia – Le rosse pergamene 2013
n.cell.340/0980369
anna.manna2003@libero.it

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Empito lirico per un Neo-Romanticismo
di Daniela Fabrizi

Lasciateci in riva al sentimento, all’empito, al travaglio interiore che, se è tormento, è vitale nutrimento.
Lasciateci alle fronde come vento, perché possiamo stordire l’enfasi esteriore che non è dell’anima né più le rassomiglia, nel rumore di fondo di ciò che precipita nel vuoto di valori di un mondo ormai sepolto.
Lasciateci l’impeto e l’assalto, perché possiamo collocarli nella ribellione e nel silenzio di un’emozione che trascina l’uomo contro i mulini a vento senza muoverli di punto.
Lasciateci carpire gli occhi pieni di vetri taglienti appesi alle derivazioni del cervello, perché non si distraggano più nei cieli artificiali delle parole vuote e radioattive che provocano il cancro delle menti.
La nostra solitudine non è senza senso, è premura di strappare alle cose il sentimento, di recuperare legni brevi atti ad attraversare oceani di parole lasciate ad ammarare su spiagge di sproloqui dove non c’è pensiero né lamento, ma solo il correre di un tempo che non appartiene già più all’uomo né si cura del buio suo fermento.
Lasciateci vocaboli e sistemi più vicini al vero e non a ciò che ha ridotto il linguaggio vano nel suo finire inerte nel cielo depredato di significato.
Romantico non è ciò che commuove, e neppure ciò che lo scompone in contesti personali di amore e di dolore che non sono condivisi. È riappropriarsi della fonte di vita interiore dando voce a ciò che conta per l’uomo nel suo viaggio nell’umanità lacerata, lasciata alla deriva di una globalità che è distruzione della ricchezza dell’individualità che, condivisa, diviene comunità.
Lasciateci la vita, non quello che si chiama data, millennio, notte senza riva e calma confusiva. Non lasciateci treni che non conoscono più evocative stazioni perché da tempo hanno dimenticato i nomi delle banchine vuote. Non lasciateci i campi che sorreggono mostruose altalene di colture destinate a corpi senza cure, e che lasceranno il grano e il miglio nelle discariche allusive di chi non ha bisogno di premure.
Il tempo interiore è l’intenzione, l’atto, il coacervo di concordanze unite per iperbole alle rimembranze, con l’umana essenza denudata finalmente da votive apparenze deputate alle lingue, all’allitterazione spenta, alla disattesa sofferenza.
Nei numeri della poesia, gli archetipi si sposano con gli incipit primitivi e divengono teoremi universali originali e fecondi, mai succedenti.
Lasciateci l’impegno della costruzione di una civiltà viva, di una lettura lirico- soggettiva che divenga realtà e bisogno di universalità oggettiva.
Lasciateci un Neo-Romanticismo che abbia bisogno di condivisione e non più di solipsismo, con versi capaci di creare nuovi linguaggi i cui significati siano concepibili, e verbi coniugabili all’unisono da chi ha coscienza dell’infinita potenza della creativa conoscenza e della libertà di divergenza.
Lasciateci l’amore da coltivare per dare cibo giusto a mente e cuore!

Daniela Fabrizi


Foto Romano Maria Levante

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A Roma il 3 febbraio annunciato il Manifesto dei Neoromantici per un Nuovo Umanesimo

Una cartuccella per un Manifesto
di Anna Manna

E’ cominciata così ,in una giornata di pioggia primaverile davanti a tre tazzine di caffè bollente. Con Elio Pecora a mia sorella Elisa, un pochino infreddoliti, un pochino delusi dalle cose del mondo, un pochino arrabbiati perché ci sentivamo soli a parlare di poesia ed educazione in mezzo ad un mondo che non voleva saperne più di poesia e di sentimenti, e di educazione. Mi ricordo che c’era un cartoccio di carta ruvida per terra fuori al bar, ed il vento lo faceva grignare ogni tanto, un lamento, un rumore fastidioso e ricorrente che neanche il caffè bollente riusciva a far dimenticare. Pioveva, il bar era freddo. Elio mi guarda dritto negli occhi e mi dice: ”Anna ma non puoi parlare di neoromanticismo in un mondo che va a rotoli . Non ti sentiranno, non hanno orecchie per sentire”
Poi ci siamo salutati, dopo averci confessato senza neanche dircelo che era meglio lasciare stare che non era il caso, che forse non c’era neanche più la poesia. Ma quel cartoccio continuava in un lamento fastidioso tra la pioggia ed il vento e quel lamento di carta mi feriva l’anima.
A casa ripensavo al nostro incontro, quelle poche parole con il grande Elio diventarono una bellissima intervista che ha invaso internet. E già questa cosa mi placò. Elio lanciò nell’etere queste parole magiche: poesia come educazione al sentimento. Cominciò così, senza nessuna intenzione di fare un Manifesto, neanche un volantino, neanche una cartuccella. Sai quelle piccolissime cartucce dove appunti le cose importanti che ti conservi stropicciate nel cappotto bagnato? Poi le riponi in borsa sperando che si asciughino, ma loro niente, e così le butti via, mezze sgualcite e bagnate. Senza che si possa leggere più niente.
Le Nugae dell’esistenza io le chiamo così, perché sono cose da niente eppure te le ritrovi in mano quando è ora. Così mi sono ritrovata in mano quegli appunti presi con il grande poeta, Elio, e la sociologa dell’umanesimo come chiamo mia sorella Elisa, responsabile cultura al Censis.
Ho letto di sfuggita ma ho letto con chiarezza la delusione e la voglia di rivalsa, la tristezza per il mondo che scivola verso il basso e la barbarie e dall’altra parte quella freschezza nonostante tutto di sensazioni ed emozioni che solo un artista ed uno studioso possono comunicarsi con uno sguardo. Ed in mezzo io , una poeta per ripicca al dolore –prima della morte di mio padre non me ne fregava niente di essere poeta– una donna innamorata della vita e delle emozioni belle e vitali. Dell’arte per esempio, con tanti amici artisti. E tra loro, Daniela Fabrizi, una che la poesia la mangia tutti i giorni da che è nata. Insieme a lei abbiamo cominciato a scrivere un libro, poi un percorso artistico e poi un viaggio nella poesia, che scoprivamo essere tra noi e le nostre cose di tutti giorni. Ma era sgualcita, calpestata dalle volgarità del mondo, negata dalle meschinità, da sguaiate espressioni di niente. Abbiamo cominciato a soffrire, poi a comunicare anche ad altri questa sofferenza. Poi abbiamo cercato i giovani, poi i numeri, le statistiche.
Così ci siamo incamminate nelle note drammatiche del femminicidio sui giornali, i racconti del disagio giovanile, del disagio degli anziani. Questa umanità senza emozioni umane, senza racconti dell’animo, solo numeri, solo sofferenza, solo ferite.
Quella cartucella bagnata dentro la tasca del mio cappotto è diventata un lunghissima pergamena dove scrivere le poesie mie, quelle di Daniela, quelle di tutti i poeti che si sentono trapassati dal dolore per questa società senz’anima.
E ci siamo dette che era ora di muoversi, è iniziato un movimento dentro di noi.
Quel movimento è stato compresso per circa un anno poi è esploso domenica mattina 3 febbraio alla Casa delle Regioni, dove ho presentato il mio libro di racconti*. In una mattina piena di sole, in una sala piena di gente venuta da tutta Italia. Gente particolare, tutti artisti! Dicono che il mio libro siamo un pochino magico, fiabesco, stregonesco, che ti racconta l’Italia in punta di cuore rosso come ha scritto la Fabrizi. E che ti abbraccia senza lasciarti il fiato per parlare, per tornare indietro. E che la poesia ti cattura, ti sorprende, ti stordisce come ha scritto Gilberto Mazzoleni, poeta ed antropologo. Tutto questo è stata una miscela esplosiva. Accanto a noi sul tavolo Vera Ambra, che ha organizzato le manifestazioni del Viaggio tra le vie dell’arte che mi ha ospitata per la presentazione del libro. Una siciliana vigorosa, piena di speranza. Le nostre parole sul tavolo rimbalzavano, prendevano fuoco come una improvvisa eruzione dell’Etna. Quel fuoco, lo sguardo sorpreso dell’antropologo, la gioia che vedevo negli occhi di Daniela perché aveva capito che eravamo pronte, ebbene tutto questo e tanto altro ancora, che però fa parte delle mie emozioni più profonde, mi hanno messo le ali. Ho annunciato il Manifesto dei Neoromantici per un nuovo Umanesimo. Daniela ha letto l’Empito lirico che aveva scritto da qualche giorno. Vera ci ha stretto le mani , ci ha baciate. Neria de Giovanni, presidente dell’Associazione Internazionale dei Critici letterari, dalla prima fila di posti ha annuito. E l’applauso di tutti, caloroso, scrosciante, immediato ha detto sìììììì.
Andate avanti, siamo con voi!
Così è nato il Manifesto. Ora lo stiamo organizzando, limando, lo presenteremo ufficialmente a breve.
Hanno aderito quasi all’alba del 4 mattina dopo il mio comunicato stampa notturno : Corrado Calabrò, Silvia Costa, Iole Chessa Olivares, il pittore Fabio Piscopo (il giorno dopo) e lui Elio Pecora, entusiasta e contento perché quella cartucella bagnata di quel lontano pomeriggio l’avevo conservata con cura. Niente era andato perduto.
La pioggia non aveva cancellato niente!

Anna Manna

*Presentazione di “Una città un racconto” Nemapress 2012 presso Società umanitaria
Roma 3 febbraio ore 12. Relatori Gilberto Mazzoleni, Daniela Fabrizi

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Presentazione di Una città un racconto 3 febbraio presso Società umanitaria

Dall’intervento del Prof. Gilberto Mazzoleni (antropologo, saggista, critico, poeta):
“Forse le fiabesche suggestioni, proposte al lettore, non si possono facilmente commentare da parte di chi ha la delicata incombenza di presentare questo originale volume in poche parole.
Il lettore di “Una città, un racconto” può avvertire imbarazzo e perplessità, perché si è impreparati ad una siffatta lettura…. siamo di fronte a qualcosa di insolito!
Un viaggio nell’altrove che promuove a protagonista ciò che nella vita non ha fiato…
Una densa sensualità si fa ora complice e coinvolgente, ora evanescente e fuggitiva. C’è da chiedersi se si potrà mai assuefare il lettore di oggi ad un simile
sorprendente abbraccio!!”

Dall’intervento di Daniela Fabrizi (docente, poetessa, saggista, critica letteraria):
“Anna non ha scelto, queste città hanno scelto Anna non per essere monumento ma sortilegio di pietre in movimento. Nessuno, dopo aver letto il libro, potrà più fare a meno di indagare, di sentire, di rivivere le storie nate per dare vita a una leggenda. Anna ha rivelato a chi conosce le città ciò che a tutti è celato, e questa maternità le rende cittadinanza letteraria straordinaria, perché a nessuno prima era stato concesso il salvacondotto per attraversare il narrato nascosto in punta di cuore rosso. È il viaggio nell’altrove che a ciascuno è negato se non per disegno imperscrutabile del fato. Ma il fato sceglie non a caso, solo chi ascolta la voce della polvere passa il guado, ed Anna trapassa il trapassato per dar ragione a ciò che in vita non ha avuto fiato.
A lei sola, il vento di bufera ubbidisce alla parola. Per lei sola sangue ed inchiostro si scambiano di posto.”

Dal commento di Maria Concetta Liotta attrice:
“Non ho soltanto letto e recitato, ho rivissuto attraverso le parole scritte da Anna Manna il dramma del terremoto e dei protagonisti del racconto dedicato alla città de L’Aquila, dal titolo inconsueto per la tematica trattata “Il bacio”. Con i racconti di Anna Manna sono entrata in una dimensione nuova quasi in un altro mondo.”

Intervista a Francesca Di Castro
di Anna Manna

Una poetessa svela i segreti di Via Margutta

Anna Manna - Come hai avuto l'idea di questo ultimo libro “Storie e segreti di via Margutta”?Come nasce questa nuova avventura?
F Di Castro - Io sono nata a via Margutta nello storico palazzo costruito dal Valadier per il mosaicista Giacomo Raffaelli ad angolo con via del Babuino. In questo stesso palazzo mio padre Angelo, e mio nonno Eugenio prima di lui, hanno svolto l’attività di antiquario fin dal 1930 negli stessi ambienti dove aveva lavorato l’antiquario poeta Augusto Jandolo e la sua famiglia. Anche Augusto Jandolo era un marguttiano e nella sua abitazione al 53a di via Margutta venne fondato lo storico Gruppo dei Romanisti del quale fece parte anche mio nonno, ed oggi anch’io.
Via Margutta è la mia storia e l’amore per questa strada è cresciuto con me. “Storie e segreti di via Margutta” è il mio secondo libro dedicato alla via degli Artisti. Il primo, “Via Margutta.Cinquecento anni di storia e d’arte”, pubblicato nel 2006, è stato il frutto di anni di ricerche d’archivio svolte per stabilire con certezza quali e quanti artisti vissero a via Margutta e dove fossero i loro studi. Ho potuto identificare circa 1500 nomi in un arco di tempo che va dal 1500 ad oggi. Questo nuovo libro, “Storie e segreti di via Margutta”, edito da Palombi Editori, è un approfondimento del primo alla ricerca del “cuore” degli artisti che vi hanno abitato.

Cosa ci nasconde ancora Roma, la città che ormai il mondo conosce benissimo?
Via Margutta è una delle più belle zone di Roma, una affascinante strega capace sempre di ammaliarci, quali sono i suoi segreti?
Roma non smetterà mai di stupirci. Ne è prova la pubblicazione che ogni anno il Gruppo dei Romanisti offre al Sindaco e alla Città, ininterrottamente dal 1940: la Strenna dei Romanisti, un libro corposo d’inediti, di scoperte, di rivelazioni su Roma, sulla sua storia e le sue tradizioni.
Con i suoi cinquecento anni di storia via Margutta è un mondo tutto da scoprire che deve il suo fascino alla sua immutabilità nel tempo, alla sua posizione appartata e silenziosa e… ai suoi segreti. A partire dal suo stesso toponimo che deriva dal nome di un personaggio singolare, un barbiere di nome Giovannino soprannominato Margutte come il mezzo gigante del Morgante del Pulci; questo Giovannino aveva davvero la sua bottega di barbiere intorno al 1580 in fondo alla strada, sui possedimenti dei principi Massimo, poco lontano da quella fontana con la statua del Sileno disteso che verrà chiamata dal popolo “Babuino” e che darà nome alla strada omonima già nel Cinquecento, molto prima dunque che venisse spostata nella posizione attuale, cosa che avvenne solo nel 1960… E cercando tra i segreti, che dire delle mille storie d’amore, spesso burrascose, contrastate e drammatiche, che videro come interpreti gli artisti e le loro modelle? Parliamo di personaggi come Artemisia Gentileschi, Rosa da Tivoli, Vittoria Caldoni e moltissimi altri.
Ma non solo l’arte è protagonista della strada: dalla letteratura, alla poesia, fino alla musica e al cinema, via Margutta è da sempre fulcro di cultura, punto d’incontro, di scambio e di diffusione di nuove idee e di nuove correnti. I nomi che s’incontrano a via Margutta provengono dai cinque continenti, qui convenuti perché in questo magico luogo non contava la nazione, lingua, religione, stato o sesso, ma solo il talento e la determinazione per esprimerlo. Via Margutta ha sempre offerto ugualmente a tutti pari opportunità nel nome di quella libertà che si respirava a pieni polmoni negli Studi ai piedi del Pincio: la libertà di esprimersi. Quella libertà che ha permesso anche a molte donne di emergere, come a quella Enrichetta Hosmer che fuggì da Boston e venne a Roma, determinata a diventare uno scultore e a via Margutta, nello studio del grande John Gibson, allievo di Canova, vi riuscì. Solo per fare un esempio.

Questa nuova vena storico-narrativa, che ha avuto e sta avendo molto successo, ti allontana dalla poesia? Oppure è un una parentesi e poi... sarà di nuovo poesia?
La poesia è un quieto canto in sordina, un’acqua chiara che mi accompagna costantemente. Sono vene parallele, quella poetica e quella di scrittrice e saggista. Nessuna ha il sopravvento se non il tempo di una nuova pubblicazione. Comunque, la prossima… sarà poesia.

E’ nata prima la poesia o sei nata prima tu? Mi spiego : hai incontrato la poesia crescendo, nelle varie stagioni della vita, traducendo in emozioni la vita? Oppure da sempre hai sentito in te la sensibilità diversa e particolare di un poeta. Ti sei subito riconosciuto poeta oppure è stato un riconoscersi da adulto nella sensibilità evanescente di un fanciullo?
Avevo cinque o sei anni, l’estate andavamo nel vecchio casale della nonna paterna, tra filari di ciliegi lungo un sentiero che portava alla fontana dove le donne del paese ancora andavano a lavare i panni. Quando la nonna mi portava nel suo giardinetto di dalie e di bocche di leone, accanto all’orto, io scappavo giù per l’uliveto, felice e libera come un fringuello e mi nascondevo in qualche tronco cavo di ulivo centenario ad ascoltare il vento e le rondini, finché potevo. Si nasce col cuore che trema ad ogni soffio di vento, poi si riconosce la sua voce e si cerca la parola per tradurla.

Hai imparato dalla natura, dal contatto con la natura oppure hai plasmato la visione della natura secondo la tua poetica?
La natura è ispiratrice e maestra, compagna di gioco e d’avventura, ma anche consolatrice e madre benigna che nutre con la sua bellezza e con la perfetta armonia lo spirito e la poesia.

Di che cosa hai più paura? E come riesci a fronteggiare la tua paura?
Non ho paura del mondo né della vita, ma dell’abbandono degli affetti, del taglio che la sorte infligge senza preavviso per cavarti via la speranza del domani. Unico rimedio al dolore è l’armonia della natura, l’immanenza di Dio in ogni molecola del Creato.

Quali pensi siano le paure dell’uomo del terzo millennio?
La solitudine nella moltitudine, il deserto della globalizzazione, la perdita dell’identità.

Ritieni che l’ignoranza sia uno scudo all’angoscia oppure un precipizio per soccombere prima?
Chi non vuole sapere per sua scelta, non vuole neanche vedere quale è la sua strada, da dove viene e dove va. Chi non sa perché non ha avuto i mezzi per sapere, vive l’innocenza dell’ignoranza. Chi non sa ma vorrebbe sapere, soffre la sete della conoscenza in mezzo all’aridità dell’uomo d’oggi. Noi che ci nutriamo di poesia e di cultura sappiamo bene quanto sia difficile trovare nel quotidiano una fontana alla quale abbeverarsi.

Cos’è per te l’assenza? E’ più forte della nostalgia o in qualche modo la nostalgia è una ricchezza?
La nostalgia è una nebbia sottile che rende lontananze e ricordi tumidi di emozioni e di echi che si stratificano e fermentano, capaci di generare imprevedibili armonie. L’assenza è il vuoto cavo del silenzio.

Dimmi una frase che ti somiglia. Anzi un verso!
“Medita e taci, fermo attento muto,/ non altro che l’istante contemplato,/ l’attesa del silenzio e il suo saluto,/ l’eterna meraviglia del Creato.”Oppure, tratto dalla poesia Animamante, che dà il nome al mio libro: “ È la tua gioia il cuore della terra,/ è la luce segreta della vita,/ anima amante che d’amore vive,/ rondine sola che da sempre vola.”

Resti sempre donna nelle tue proposte poetiche, prima poteva sembrare un limite. La poesia femminile, la poesia di genere sembrava racchiudersi in un angusto limite. Oggi è invece un valore aggiunto. Un messaggio positivo che diventa segno e significante di un nuovo messaggio culturale.
Sei d’accordo?

La donna è poesia da sempre, e non solo come Musa ispiratrice. Fin dai tempi di Saffo. Oggi ognuno è poeta, uomo o donna che sia, ma pochi sono i versi in cui cogliere la divina armonia e un “significante messaggio culturale”.

Oggi esiste la dignità? C’è poesia, secondo te, senza dignità? La cultura è un cammino comune con la civiltà oppure esiste poesia e cultura senza civiltà?
La dignità dell’uomo si assottiglia giorno per giorno, è l’altra faccia della cultura. Più si priva l’uomo della conoscenza della sua storia, delle sue radici e di se stesso, più egli perderà dignità e ancor di più capacità di inventare, di creare, di spingersi oltre, perché non ha più mezzi di confronto, non ha più stimoli e interessi, viene scientemente reso invisibile nella globalità dell’anonimato. “Città senza cultura: città senza identità” è stato il titolo di un mio articolo sulla rivista Voce Romana, di cui sono vicedirettore. A quei pochi che lottano per tramandare i valori della cultura il compito di salvare la civiltà e al tempo stesso la dignità dell’uomo.

Il Silenzio è un piacere? Il più forte, il più denso di presenze, il più coinvolgente? E’ un gioco infinito? Ma le parti, nel gioco delle parti, sono tutte all’altezza o miseramente periremo nel silenzio della cultura perché uno dei dialoganti -la massa, l’èlite intellettuale o non importa chi– non sarà all’altezza del silenzio?
Il Silenzio è la voce dell’anima, l’eco dell’Infinito. Ed è solo nel silenzio che si ascoltano le parole del Silenzio. Chi lo conosce sa come incontrarlo. Chi lo cerca non ha bisogno di andare lontano, ma solo di spogliarsi degli artefici e delle finzioni, degli inutili ornamenti, dei vocaboli ingombranti, dei titoli altisonanti. Ma anche nel Silenzio la parola può non avere suono né armonia: il verso cresce con la ricerca e con lo studio, la poesia non è sinonimo di rivelazione, ma la Rivelazione può diventare poesia se chi la riceve è all’altezza del messaggio. Ogni poeta vero è messaggero e la sua missione oggi è di far conoscere di nuovo al mondo la musica della vera poesia.

Nell’ambito della 13° Edizione del Viaggio tra le vie dell’Arte (2-3 febbraio 2013)
promosso da VERA AMBRA per Akkuaria (consulta www.akkuaria.com)

Sabato 2 febbraio alle ore 17,30

ANNA MANNA

presenta la Tematica 2013 del Premio LE ROSSE PERGAMENE

ItaliaMia
Viaggio sentimentale in Italia
attraverso le prose ed i versi d’amore degli artisti contemporanei


CERIMONIA DI PREMIAZIONE
Premi Speciali
ECCELLENZE Italiane

MARIA RITA PARSI
Un’italiana per l’infanzia nel mondo

NERIA DE GIOVANNI - RENATO MINORE
Italiani per la critica nel mondo

BIANCA MARIA FRABOTTA - DANTE MAFFIA
Italiani per la poesia nel mondo

Consegna targa “Un amore italiano”
alla vedova di Fortunato Pasqualino

Consegna delle PAROLE DEI GIOVANISSIMI
al poeta Dante Maffia

Ospite Carlo Barbera cantastorie siciliano

Roma Società Umanitaria via Aldovrandi 16

Domenica 3 febbraio alle ore 12

A conclusione dell'incontro con gli autori di Akkuaria
Daniela Fabrizi
presenta
il libro di Anna Manna

"Una città un racconto"

edito da Nema Press 2012

Il libro ha dato origine al Premio ItaliaMia

Aperitivo di saluto
Per il programma completo consulta www.akkuaria.com


Anna Manna

Daniela Fabrizi

Iole Chessa Olivares

Il Comitato del Premio Le rosse Pergamene
Anna Manna, Daniela Fabrizi, Jole Chessa Olivares
aderisce alla campagna di
EDUCAZIONE SENTIMENTALE
di
AKKUARIA


Rassegna stampa: cronache, documenti, opinioni

Anna Manna su "100 news"
Entra in "www.100 news.it " per tutte le Interviste

Anna Manna a “Più libri più liberi”

“Visitare le città d’arte, i meravigliosi borghi marini e dell’entroterra
italiano attraverso gli occhi di una grande scrittrice”

Parte da “Più libri più liberi” un’affascinante viaggio letterario nelle città italiane.
Il 7 dicembre alle ore 17 il libro “UNA CITTA’, UN RACCONTO” della scrittrice Anna MANNA apre la rassegna di Nema Press al Palazzo dei Congressi all’Eur.
Il libro presenta uno sguardo narrativo originale e coinvolgente nel dipanarsi di storie, emozioni, sensazioni e avventure in alcune delle più caratteristiche città italiane.
Scrive Neria De Giovanni nella prefazione “visitare le città d’arte, i meravigliosi borghi marini e dell’entroterra italiano attraverso gli occhi di una grande scrittrice è certamente un privilegio. Privilegio offerto a tutti coloro che avranno l’opportunità di leggere questo “Una città, un racconto” di Anna Manna.
Non si può chiedere ad un artista di preparare una guida turistica ma è l’anima del luogo, il genius loci, che la scrittura creativa cattura negli intrecci “magici”dei racconti qui contenuti.
Il libro propone grandi città come Napoli e Roma, città marine come Gaeta e San Felice Circeo, indimenticabili città d’arte come Mantova, Urbino, Spoleto, antichi e preziosi paesaggi di bellezza naturale come Varenna, Tocco Casauria, il paese dell’eolico, luoghi di mistico e sacro splendore come Spineto e i richiami della Valle dell’Orcia, drammatiche soste a L’Aquila strappando nuove speranze alla città ferita, condensando la scrittura in miraggi, atmosfere oniriche che da un lato sembrano privilegiare l’aspetto di godimento ludico della narrativa dall’altro penetrano profondamente nel tessuto sociale delle città raccontate a volte attraverso immagini di forte resa emozionale. L’equilibrio tra la fascinazione del luogo, la descrizione dei personaggi, l’elemento di denuncia sociale -prepotente in alcuni racconti più velato in altri- rendono la lettura veramente piacevole pur solleticando con maestria analisi, approfondimenti, soste nell’area dell’indagine a tutto campo di un contesto sociale che riserva incredibili parentele con la realtà dei nostri giorni.
Senza togliere nulla allo sguardo realistico, la penna della scrittrice danza tra miraggi, mostruosità, miracoli, misture speziate di profumi e sapori, verso il gusto della letteratura come avventura nel profondo dell’animo umano. Una ghirlanda di personaggi interessanti e nuovi popola questo manuale di rilettura delle città italiane attraverso una lente che svapora e condensa, racconta e tace, spiega ed accenna, afferma e nega, in un girotondo di emozioni e sottili richiami che legano il lettore alla pagina ed al desiderio di visitare l’Italia.
Il libro sarà presentato a Spoleto il 15 dicembre presso la Biblioteca comunale “G. CARDUCCI” nell’ambito della Manifestazione-Evento LA NOSTRA BELLA ITALIA che lancerà il Premio letterario “Viaggio in Italia “ Racconti italiani in prosa ed in versi.
Le presentazioni proseguiranno nel mese di gennaio a Roma, nella primavera a Gaeta, Tocco, San Felice Circeo.

Ufficio stampa Alessandro Clementi 340/0980369
e-mail : alessandroclementi@libero.it

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La Vita e la sua Continuità

"A Spoleto Angelo Sagnelli rinnova gli Incontri poetici"

Grande ritorno della poesia a Spoleto. Nell'incanto dell'estate spoletina, mentre il Festival dei due mondi affolla i teatri e le strade della cittadina umbra gioiello d'arte e di cultura, il poeta Angelo Sagnelli è l'artefice di un grande ritorno: "I poeti s'incontrano", manifestazione fortemente voluta nel passato dall'ideatore ed indiscusso artefice del Festival dei due mondi, Giancarlo Menotti. Manifestazione che dopo i primi successi, negli anni perse vigore e smalto, evidenziando un allontanamento del pubblico verso la poesia. Ma oggi il vento spira in modo contrario. Il valore ed il significato dell'emozione poetica riprende quota non solo nelle aspettative della critica letteraria ma anche presso il grande pubblico.
Così dopo il successo dell'incontro con Corrado Calabrò lo scorso anno, nella rovente estate del 2012 Angelo Sagnelli propone un rovente, nel senso di fortemente coinvolgente, confronto con uno dei poeti più autorevoli nel panorama letterario contemporaneo: Guido Oldani.
Angelo Sagnelli è poeta tra i poeti da sempre. Questa sua particolarità lo rende unico mediatore a tutto campo tra le varie poetiche e le varie forme espressive dei poeti contemporanei. Reduce dagli incontri culturali al Caffè Greco di via Condotti a Roma, portati avanti con maestria e continuità nel periodo invernale, Sagnelli si dedica alla poesia estiva baipassando ogni tentazione di poesia-facile, appunto estiva. Ma si butta nel confronto sui grandi temi e sul significato ultimo di poesia. Così Spoleto sarà scenario di un vero e proprio approfondimento tra le poetiche di Sagnelli e Oldani, che nella galleria d'arte Polidarte si fronteggeranno in una sinfonia di comunicazione, confronto e scambio di idee e visuali senza nessun paletto o limitazione.

Anna Manna: Cosa caratterizza la poetica di Guido Oldani, chiediamo ad Angelo Sagnelli e perchè l'ha scelto per questo confronto poetico a Spoleto?
Angelo Sagnelli: "Ho scelto Oldani perchè a Spoleto siamo in un contesto internazionale e Oldani è a livello internazionale. Inoltre le nostre concezioni poetiche sono quasi agli antipodi e così l'incontro veramente sarà portatore di un confronto e non soltanto una palestra per mettersi in mostra, ma un dialogo aperto che possa contribuire all’accrescimento e alla comprensione reciproca di una poesia che continuamente evolve.
Come ha scritto Maurizio Soldini nella recensione al libro di Guido Oldani "Il realismo terminale" la poesia di Oldani analizza una trasformazione epocale, il passaggio al dominio degli oggetti.
Gli oggetti materiali, le cose, prendono il sopravvento sull'uomo, sul soggetto, lo assimilano sino ad annullarlo. A poco a poco, attraverso un processo che ora sarebbe troppo lungo a descrivere, siamo giunti secondo Oldani, ad una dittatura estetica dell'oggetto. Tutto è artificiale e navighiamo verso una realtà in cui domineranno gli oggetti."

In che cosa vi distinguete? Cioè il poeta Sagnelli ed il poeta Oldani a Spoleto dialogheranno, leggeranno le loro poesie, per mostrare assonanze o differenze?
"Leggeremo poche poesie sufficienti a far comprendere la forma e le movenze del dettato poetico. Sarà il dialogo il protagonista dell'incontro. La nostra poetica è l'ospite d'Onore. Certamente le poesie riflettono due posizioni diverse, due mondi diversi, due sguardi poetici diversi. Ma per entrambi saranno le nostre emozioni sulla scena durante la lettura delle nostre poesie. Perché la poesia non è il raccontare ma vivere l’emozione allo stato puro. Ogni volta si determina un accadimento diverso. La rosa non è una poesia nella sua pur inestimabile bellezza, è il suo profumo che è poesia e quel profumo già cambia se lo sentirai dopo un'ora. La poesia è in quel momento che vive, in quella emozione che palpita.
Le nostre poetiche si differenziano, ma le emozioni saranno quelle che il pubblico sentirà sulla propria pelle, nel proprio pensiero, nel cuore.
Il risultato poetico è frutto di un grande lavoro professionale ma poi il lavoro non si vede e resta l'emozione soltanto. Io sono un forte e convinto sostenitore della professionalità della poesia. E' necessario che la poesia ritrovi i suoi ritmi nella sua rinnovata musicalità, nelle sue accentuazioni, nelle cadenze e nelle palpitazioni che solo la grande musica può dare. Perciò credo in una poesia che si porti dietro le spalle un notevole impegno professionale e non mi riferisco soltanto al lavoro di scrematura del verso, limatura, ricerca della parola ecc. ma a tutto ciò che a monte il poeta, artigiano per mestiere, sa bene come comporre per catturare ed ammaliare il lettore."

Se dovesse sintetizzarmi il suo mondo poetico ed il mondo poetico di Guido Oldani cosa ci racconterebbe?
"Sintetizzando molto: il mondo poetico di Oldani è il mondo degli oggetti muti e dominatori, della parola leggera che è dominata dall'oggetto.
Ci avviciniamo ad un realismo terminale, quando il vero protagonista è l’oggetto e la natura lo imita. Non gli aerei sono copia degli uccelli ma viceversa.
Scrive Soldini su “La Recherche” a proposito di Oldani che nel realismo terminale si compie il dissolvimento del soggetto nell’oggetto e gli oggetti sono divinizzati, portati ad assumere quel surplus, come voleva Spinoza, che li fa dirigere verso la soggettività. Nello scenario metropolitano del Duemila l’uomo globalizzato e cosificato è posseduto dall’oggetto, gli uomini sono fatti ormai schiavi della tecnica .
Il mio mondo al contrario si determina nell’unico soggetto possibile: la vita e la sua continuità.
Da sempre infatti mi sono soffermato a meditare sull’essenza della vita e sulla sua naturale evoluzione ed ho pensato che il nostro Universo come del resto in tutti gli universi, ammesso che ve ne siano un numero infinito, comunque legati in qualche modo tutti tra loro anche se differenziati, esista una grande fonte energetica che continuamente va a creare e a disfare la materia.
Penso anche che questo meccanismo sia indispensabile per la continuità stessa della vita. Va sottolineato che la materia è anch’essa energia in quanto in essa vive ed opera il mondo atomistico di cui è costituita.
La mia personale intuizione sta nel fatto che la trasformazione dell’energia in materia sia necessaria per la sopravvivenza degli stessi universi, in quanto la materia per il tempo che le è dato ritorni ad essere energia amplificando il ricevuto. E’ come se l’energia si materializzasse pur mantenendo tutta intera la sua composizione essenziale, in tal modo consentendo in questo cambiamento continuo di specie, il suo ciclo vitale. Detto questo vorrei sottolineare che l’energia cosmica potrebbe essere una grande cellula staminale dalla quale continuamente viene prodotta l’enorme varietà della così detta materia per garantire quel moto perpetuo che ne rappresenta l’evoluzione. Se il meccanismo del processo cosmico è quello che ho delineato nelle sue linee essenziali va da sé che la morte come noi la intendiamo non esiste, ma è solo rappresentata da un mutamento di specie, eravamo energia, siamo diventati energia materializzata e per noi visibile, ritorniamo dopo il ciclo ad essere energia, secondo me mantenendo però la nostra specifica identità. Pertanto il messaggio che voglio dare è un messaggio di speranza e di continuità della vita e che non è prevista la fine del nostro o dei più universi esistenti o che si andranno nel tempo a comporre. Da qui la concezione del bene e del male, il bene è agire nel e per il progetto cosmico delineato, il male è ostacolarlo.”

Che cos’è il vuoto per Lei?
“Alla domanda “che cos’è il Vuoto“ rispondo con una mia poesia:

Il Vuoto

Il vuoto mi riempie d’ogni cosa,
quando randagio cerco di capire
a cosa serve vivere e morire
per diventare poco più che vento.

La mia speranza è il soffio d’altro tempo,
che spinge sempre e ovunque il mio pensiero
tra le barriere di un perduto cielo
a ricercare ciò che poi non trova.

Ma il vuoto non è mai, mai il nulla:
In esso si combina la natura,
dove la forza d’energia più pura
genera il grido di ogni nostra vita.

E allora vada, vada questo sguardo
a contemplare ciò che non si vede,
dove il mistero, privo del suo volto,
è il vuoto di un silenzio senza fine.

Il Vuoto come si comprende dal testo è Dio che per sua stressa essenza è primordiale ed eterno e quindi non soggetto ad evoluzione. Questo il motivo per cui ritengo che Dio è fuori dall’universo da lui stesso creato in quanto come detto l’universo è soggetto ad una continua ed incessante evoluzione. Io credo che la produzione dell’energia cosmica sia da identificare con lo spirito di Dio, che nel tempo si evolve nel gioco della materia e della energia .
Voglio dire subito che in tutto questo, che potrebbe a prima impressione apparire come un trattato di scienza, di religione se vogliamo, o di filosofia è l’uomo con i suoi sentimenti, con il suo pensiero a vivere, ad evolversi, a cercare di comprendere l’inafferrabile verità, a soffrire e a gioire nel tempo, a porsi domande, ad ascoltare il silenzio nella parola muta che trascende.
Tante altre cose dicono le mie poesie, qui però mi fermo, non voglio svelare ciò che il lettore certamente vorrà assaporare dalla lettura nella sua riflessione.

Oggi forse l’idea del vuoto ci conduce anche ad esaminare il nostro mondo contemporaneo: il vuoto esistenziale della nostra società, senza valori, senza certezze, senza limiti, senza nulla...
Hai ragione oggi tutti gli ideali e le certezze su cui si basava il vivere civile sembrano irrimediabilmente caduti. O per meglio dire non esistono più ideologie condivise. E ciò determina lo spaesamento dell’individuo. Il quale avverte una profonda solitudine. Da qui l’autoreferenza. Io ritengo che compito primario della cultura sia quello di confrontarsi dopo aver capito il nostro momento storico. E importante ritrovare il senso della vita, che è la vita stessa, la nostra continua evoluzione. E non dimenticare che qualsiasi nuova certezza o verità umana che verrà sarà sempre corrosa dal tempo e rimpiazzata da altre in crescita.
La comunicazione è sempre stata fondamentale nella storia dell’uomo ed oggi più di ieri riveste un’importanza funzionale e strumentale nel mondo globalizzato. Tornando però alla poesia e quindi alla parola detta, va da sé che il linguaggio espresso deve essere comprensibile a tutti se no perde valore ed efficacia. Anche per questo io sono contro la poesia emblematica, eccessivamente simbolica ed ermetica.
L’ermetismo fu inventato dai sacerdoti delle diverse religioni che si sono susseguite nel tempo per formulare oracoli a fronte dei doni ricevuti; e le profezie non potevano essere giustappunto espresse se non con linguaggi ermetici; gli unici che potevano offrire delle vie di fuga.
Oggi non c’è affatto bisogno di essere oscuri nei linguaggi poetici. Il poeta se è tale deve dire e farsi capire attraverso un linguaggio musicale dove la nota produce un’onda che arriva ad nostro cervello; se è armoniosa viene accolta e conservata in memoria, se stride viene accantonata e rigettata via. Né sono favorevole a quanti ritengono che il poeta non debba dire tutto ciò che sente ma solo accennare, lasciando che il lettore possa continuare o fantasticare a suo piacimento parte del testo volutamente non espresso. Io credo che il poeta ha il compito ed il dovere di dire e di esprimere tutto il suo mondo poetico compiutamente e con professionalità.
In fine è necessario sottolineare che la poesia contemporanea nel nostro paese non viene letta, e l’unico motivo per cui non la si legge è perché non è un buon prodotto. Perché non abbiamo dei poeti veri, ma faccendieri culturali e critici poco attenti ai veri talenti, perchè troppo impegnati a promuovere concorsi di poesie o a produrre testi a pagamento. Questo è il vero dramma del nostro Paese. La leva del potere editoriale è tenuto da persone decisamente non idonee. Si preferisce la superficialità che dura solo qualche settimana e non si coltiva la cultura che può incidere sulla formazione delle nuove generazioni. Tuttavia, per fortuna devo dire che su internet leggo spesso poesie splendide lasciate a memoria dai viandanti dell’arte. Spero vivamente che questo strumento di comunicazione globale possa dare luce e spazio ai veri talenti poetici.”

In chiusura Come definisce la poesia?
“Potrei dire che la poesia è una espressione letterale che esprime l’inesprimibile, ma potrebbe sembra una delle tante definizioni che critici, poeti, letterati hanno più o meno enunciato nelle varie epoche.
Più volte ho sostenuto nelle Università, il televisione o nelle varie presentazioni di libri che il verbo sacrificarsi oggi giorno vuol dire adoperarsi per qualcosa o per qualcuno, anticamente non era così. Sacrificare significava “sacrum facere”, rendere sacro ciò che non lo era attraverso un sacrificio. Ecco per me il poeta è un povero monaco scalzo che raccoglie dal dettato linguistico comune parole laiche, le compone in un testo, le benedice e le offre ai lettori. Quel testo è molto più delle singole parole che lo compongono. Quel di più è la Poesia.

SALUTO DEL SINDACO DI ROMA On. GIANNI ALEMANNO

INTRODUCE E MODERA Dott.ssa VALENTINA BISTI
Giornalista TG1

INTERVENGONO:

Ammiraglio di Squadra PAOLO PAGNOTTELLA
Presidente dell’Associazione Nazionale Marinai d’Italia
Il diritto dei giovani alla verità storica, anche se scomoda

Generale di Corpo d’Armata ROCCO PANUNZI
Già Comandante Logistico dell’Esercito
Nella memoria l’identità è il futuro dello Stato

On. FRANCESCO DE’MICHELI
Delegato alle Politiche Agricole di ROMA CAPITALE
I giovani dalle radici della memoria alla speranza del futuro

Arch. MAURIZIO CHIAVARI
Presidente dell’Associazione Illumina la vita, spegni
l’incoscienza Terra Santa e Shoah

Dott. ANTONIO CONCINA
Sindaco di Orvieto
Ricordo delle Foibe

Dott. PINO SCACCIA
Giornalista, inviato di guerra
Il filo delle guerre

Dott.ssa ANNA MANNA
Scrittrice, bibliotecaria Biblioteca “Angelo Monteverdi”
Università degli Studi Sapienza
Libri: scrigno di memoria, cultura, confronto

Dott.ssa LORENA FIORINI
Scrittrice
Donne e memoria

LETTURE DI ROSSELLA IZZO

VERRÀ ESPOSTA UN’OPERA DEL M° FRANCESCO TOMEI
dal titolo Mai più

COORDINAMENTO MARIA ASSUNTA PIOLI

 

da akkuaria.com

Corrado Calabrò
vince il Decennale del Premio
Le rosse pergamane

Con il libro "Dimmelo per SMS"112 + 1 poesie d’amore in tre versi Corrado Calabrò ha vinto il decennale del Premio Le rosse pergamene.
Poeta dell'amore, Corrado Calabrò con questo piccolissimo libro ha cercato il contatto con il vasto pubblico delle nuove generazioni e i nuovi linguaggi dei giovani.
L'era telematica viene così riproposta in una versione amorosa, inondando con i versi più belli del poeta calabrese i telefonini dei giovani in amore. La poesia entra così nel mondo giovanile, nel mondo quotidiano dei giovani azzerando le distanze e le timidezze che troppe volte hanno allontanato i giovani dalla poesia soprattutto amorosa.
Perle da conservare in uno scrigno prezioso, come ha scritto Roberto Gervaso, le poesie di Corrado Calabrò riescono ad incantare i cuori di tutte le età.
Accanto alla poesia d'amore ha trovato spazio e premio anche la poesia della solidarietà con Giorgio Villa, interessante e complessa presenza nel mondo poetico contemporaneo.
Per la sezione Una donna per la cultura hanno vinto la poetessa Francesca Di Castro nota a Roma per la sua intensa attività culturale, Vera Ambra catanese, un vero vulcano di iniziative e manifestazioni a livello nazionale, Rita Zampolini per l'impegno a favore delle Pari opportunità a Foligno in Umbria. La cultura trova un sostegno nel volontariato femminile a livello cittadino, nazionale, istituzionale. Francesca Di Castro e Vera Ambra testimoniano con le loro splendide poesie l'impegno del loro progetto di vita e di arte. Un Premio speciale alla poetessa Gabriella Quattrini che da sempre è stata la voce che ha letto le poesie dei vincitori durante i dieci anni del Premio, ma in questa occasione reciterà se stessa e le sue poesie ormai famosissime per il pubblico romano.
A Mauro Milesi ed a Mila Marini l'omaggio alla carriera a coronamento di numerosi e meritatissimi successi letterari.
Premiate anche tre giovanissime poetesse Chiara Siderati, Maura Freré, Francesca Falessi.. L'ideatrice del Premio, la poetessa Anna Manna, e la memoria storica del premio per le sue numerose presenze in giuria Daniela Fabrizi, si considerano contente del traguardo del Premio onorate dalla presidenza in giuria del Prof. Francesco Mercadante, presidente del Sindacato Libero Scrittori Italiani che ha ospitato anche negli scorsi anni il Premio in varie edizioni.
Ospite d'onore il Prof. Umberto Bernabai, scienziato-poeta scoperto e lanciato negli scorsi anni proprio dal Premio Le rosse pergamene. Chiude con eleganza ed autorevolezza la ghirlanda dei premiati una donna importante Silvia Castorina, nome noto nel mondo delle ambasciate per il costante impegno a favore della cultura italiana nel mondo..

 

LE ROSSE PERGAMENE
A Calabrò il decennale del Premio

(17 marzo 2012)
Con il libro “Dimmelo per SMS” 112 + 1 poesie d’amore in tre versi (Vallardi Editore), Corrado Calabrò ha vinto il decennale del Premio Le rosse pergamene. Poeta dell’amore, Calabrò con questo piccolissimo libro ha cercato il contatto con il vasto pubblico delle nuove generazioni ed i nuovi linguaggi dei giovani. L’era telematica viene così riproposta in una versione amorosa, inondando con i versi più belli del poeta calabrese i telefonini dei giovani in amore. La poesia entra così nel mondo giovanile, nel mondo quotidiano dei giovani azzerando le distanze e le timidezze che troppe volte hanno allontanato i giovani dalla poesia soprattutto amorosa. Perle da conservare in uno scrigno prezioso , come ha scritto Roberto Gervaso, le poesie di Corrado Calabrò riescono ad incantare i cuori di tutte le età. Accanto alla poesia d’amore ha trovato spazio e premio anche la poesia della solidarietà con Giorgio Villa, interessante e complessa presenza nel mondo poetico contemporaneo.

Per la sezione Una donna per la cultura hanno vinto la poetessa Francesca Di Castro nota a Roma per la sua intensa attività culturale, Vera Ambra catanese , un vero vulcano di iniziative e manifestazioni a livello nazionale, Rita Zampolini per l’impegno a favore delle Pari opportunità a Foligno in Umbria. La cultura trova un sostegno nel volontariato femminile a livello cittadino, nazionale, istituzionale. Francesca Di Castro e Vera Ambra testimoniano con le loro splendide poesie l’impegno del loro progetto di vita e di arte. Un Premio speciale alla poetessa Gabriella Quattrini che da sempre è stata la voce che ha letto le poesie dei vincitori durante i dieci anni del Premio, ma in questa occasione ha recitato se stessa e le sue poesie ormai famosissime per il pubblico romano.

A Mauro Milesi ed a Mila Marini l’omaggio alla carriera a coronamento di numerosi e meritatissimi successi letterari.

Premiate anche tre giovanissime poetesse Chiara Siderati, Maura Freré, Francesca Falessi.. L’ideatrice del Premio, la poetessa Anna Manna, e la memoria storica del premio per le sue numerose presenze in giuria Daniela Fabrizi, si considerano contente del traguardo del Premio onorate dalla presidenza in giuria del Prof. Francesco Mercadante, presidente del Sindacato Libero Scrittori Italiani che ha ospitato anche negli scorsi anni il Premio in varie edizioni.

Ospite d’onore il Prof. Umberto Bernabai, scenziato-poeta scoperto e lanciato negli scorsi anni proprio dal Premio Le rosse pergamene. Nella ghirlanda dei premiati una donna importante Silvia Castorina, nome noto nel mondo delle ambasciate per il costante impegno a favore della cultura italiana nel mondo.


OLFATTO E PROFUMO, TRA STORIA, SCIENZA E ARTE

Questo libro è un viaggio nel misterioso mondo dei sensi che appassionerà il lettore nel coinvolgente dialogo tra Scienza e Arte, tra Emozione e Ragione, in un dedalo di proposte e scambi che seduce sia la sfera emotiva, sia l'attenzione razionale. Una promenade merveilleuse e scintillante che l'olfatto è capace di introdurre come la più scaltra ed esperta delle guide per gustarne gli aspetti meno noti e ritrovare le sensazioni più familiari. Nel mondo dei mass media, nella società fredda e distante della telecomunicazione, i cinque sensi viaggiano come personaggi in cerca d'autore! Attraverso la lente di eminenti personalità del mondo scientifico, con l'aiuto penetrante di affascinanti testimonianze del mondo artistico contemporaneo, abbiamo tentato di decifrare il messaggio del senso dei sensi! Abbiamo voluto indagare il mondo misterioso dell'olfatto: il senso che sembra annunciare tutti gli altri, il più enigmatico, capace di condurre il lettore verso orizzonti inesplorati.

SINFONIA PROFUMATA

Al fiorire del glicine
la collina impazziva di viola

ognuno era ebbro di quel colore
che invadeva la mente ed il cuore

invaghiti della primavera
brindavamo al nuovo sole
nelle piccole bocche dei ciclamini

che ci cercavano senza tregua
fino a stordirci
con il loro profumo di fresco

il vento ci svestiva
con folate inebrianti
le gambe, le braccia
avvolgendo i fianchi
con carezze di seta

mi abbandonavo ai profumi
senza chiedere il nome dei fiori
danzavo nei sensi esaltati
dal messaggio di insetti
innamorati

le rose, le rose, le rose
ecco adesso sono i fiori di pesco!

Ma avvampa la faccia all'essenza di fresie
infiammate di nuovo turgore!

 

Un immenso fiorire
di profumi e spine
ci spingeva a nuove avventure del cuore

Ma un dolcissimo
piccolissimo richiamo
sembrava svelare
il segreto ronzio di un'ape
su una timida primula
che cercava di essere colta

bisognosa d'amore
come l'altera coppa
di languido liquore
odoroso
che ci offriva
la siepe agghindata
di esotici fiori

Un tripudio di sensi
sopraffatti da nubi
gravide di dolcezza
ci pioveva sui pensieri
ci liberava finalmente
dell'inverno

il profumo, il profumo, il profumo
era materia fatata
estratto di antiche magie
e talismano per il futuro

Anna Manna

 

La biblioteca profumo di civiltà

Non è forse la poesia
il luogo della Democrazia?

I poeti scrivono
per farsi capire
e la parola è per loro
strumento
di verità
e nient'altro
in questo luogo di cultura
in questa stanza
di saperi
- mentre la terra umbra
ci accoglie con i suoi sapori
ed i suoi profumi campestri -

è facile la pausa dell'intellighenzia

i contadini arano i terreni
nella consapevolezza del raccolto

e nelle aule rigorose
della biblioteca
i libri segnano percorsi
indicano direzioni
di civiltà e progresso

Diamo voce alle biblioteche
diamo spazio alla poesia
parola alata
dell'umanità

sarà raccolto
profumato di civiltà
saranno voci
grida e canzoni
di anime rinnovate

nel sacro contatto col libro
Scrigno di sogni
finestra aperta sulla scienza
e sul futuro

la biblioteca
ci aspetta
senza nulla chiedere
in cambio

è il ritorno alle origini
ed è la freccia per colpire
il domani
è l'astronave sempre pronta
per partire
alla conquista dei cieli

è il sostegno
a chi non ha più la forza di andar via
è la casa che ti apre le braccia
quando la tua casa
non ti sa capire

Forse soltanto
in questo chiostro incantato
è possibile realizzare
i Grandi Dialoghi del mondo

l'Arte e la Scienza
la Tradizione e l'Innovazione
l'Oriente e l'Occidente
possono confrontarsi
riconoscersi
in un unico sguardo

stringere patti ed alleanze
di civiltà
senz'arma alcuna

Anna Manna

La poesia di Anna Manna nella mostra di Orvieto sulla luce

LA VERITA' DELLA LUCE

Mi confonde
il buio che invade

l'anima
nei momenti di sconforto,
si ammanta la gioia di vivere
di grigio e sfaldato pessimismo

Poi lentamente quel cumulo di nembi
uno sopra l'altro
si accavallano come onde del mare
e spruzzi di nuova energia
sulle mie inquietudini
si affastellano
a ricadute improvvise

Filtra una luce nuova
nelle lotte
avvampa una fiamma
che trafigge la notte

a volte abbaglia
come il sole
che dipinge
mille stelle
se lo guardi troppo a lungo

è la luce che avanza
e decide le sorti!

Anna Manna

LE CHIAVI PERDUTE

Dove sono le chiavi della mia casa?
Forse le ho perse
nelle chiacchiere fatue del mondo.
Erano sempre con me, amiche di certezza e di abitudini.
Fiducia, allegria, progetti,
con le mie chiavi aprivo stanze senza limiti!
Ricordi? Col chiavistello del pudore
potevi trovare uno scrigno
-dolcezze segrete-
i luoghi dei bisbigli
le carezze ed i baci
che pretendono il cuore
senza le macchie collose della cartapesta.
Forse la nostra casa l'abbiamo troppo trascurata,
ormai è un ripostiglio
di speranze infrante e di vergogne
Casa mia non sono più capace di trovarti!
Non riesco più a regalarmi percorsi noti,
aiuole familiari.
Dobbiamo lavare di nuovo i merletti
che orlano i luoghi preziosi dell'arte,
riprendere i libri perduti
tra le macerie del mondo.

Italia mia
paese innamorato dell'arte e della vita,
eri tu la casa mia!
Eri il mio focolare, la forza ed il futuro.

Ora cerco nella tasca le chiavi
per aprire, per entrare, per riprendere a respirare
aria pura!

Ma è vuota l’anima nel frastuono assordante!

Anna Manna

Primo Premio Assoluto Poesia in Lingua Italiana

 

Associazione SALPARE
eventi e progetti culturali
www.salpare.org

Comunicato stampa

Il Premio Nazionale di letteratura e giornalismo “Alghero Donna” 2011 - edizione del 150enario, assegnato a SANDRA PETRIGNANI (prosa), ANNA MANNA (poesia), BIANCA BERLINGUER (giornalismo)

Il Premio Nazionale di letteratura e giornalismo “Alghero Donna”, giunto quest’anno alla XV edizione, rende omaggio ai 150 anni dell’Unità d’Italia. Da Alghero, dove nel 1995 è nato per opera di Neria De Giovanni, Presidente dell’Associazione Internazionale dei Critici Letterari e dell’Associazione culturale Salpare, si trasferisce nella Capitale per testimoniare, anche simbolicamente, il legame che unisce la Sardegna alle radici culturali del nostro Paese.
La manifestazione gode del patrocinio della Presidente del Consiglio Regionale della Sardegna e della Provincia di Sassari.
Nella cornice di Piazza San Giovanni, il 24 settembre, in occasione della Rassegna “L’Isola che c’è - Sardegna incontra Roma”, si svolgerà la cerimonia di consegna del Premio: le scrittrici Sandra Petrignani (prosa) per il libro “E in mezzo il fiume - A piedi nei due centri di Roma” (edizioni Laterza) e Anna Manna (poesia) per “Poesie profumate”(Aracne editore), andranno ad aggiungersi nell’Albo d’Oro delle premiate, che comprende, tra gli altri, i nomi di Cristina Comencini, Maria Rosa Cutrufelli, Barbara Alberti, Vivian Lamarque, Nada Malanima, Romana Petri, Lia Levi e Gabriella Sica.
Bianca Berlinguer, direttore del TG3, succede nella sezione giornalismo alle colleghe Carmen Lasorella, Neliana Tersigni, Lilli Gruber, Cristina Parodi, Antonella Clerici, Daria Bignardi, Danila Bonito, Licia Colò, Cesara Buonamici, Maria Latella, e Paola Saluzzi, premiata nel 2010.
Alle vincitrici sarà donato un gioiello lavorato con corallo raccolto nel mare di Alghero, città collocata al centro della Riviera del Corallo.
La premiazione, condotta come sempre da Neria De Giovanni, sarà accompagnata da un recital dell’attrice Nerina Nieddu, con brani letterari di Ignazio Delogu e Gavino Ledda.
L’appuntamento con il Premio Alghero Donna 2011 è per Sabato 24 settembre alle ore 18.30, in Piazza San Giovanni in Laterano, dove nei giorni dal 23 al 25 settembre Il Gremio dei Sardi di Roma, la GIA Comunicazione di Cagliari e l’Associazione Salpare promuovono
“L’Isola che c’è - Sardegna incontra Roma”, rassegna di arte, cultura e tradizioni sarde.

Roma, 13 settembre 2011

Contatti:
Neria De Giovanni Cell. 338 8386584
Massimo Milza Cell. 338 5823409

Associazione Salpare – Eventi e progetti culturali –
Partita Iva 10705721008–Codice Fiscale 97339890580
Iscritta al n. 1246 nel Registro delle Associazioni di promozione sociale della Regione Lazio
Roma, via del Politeama, 32 - 00153 (Rm) Tel. 06 58334467 – Fax 06 89284455
Alghero, via A. Manzoni, 67 - 07041 (Ss) Telefono e Fax 079 981621

Presidente del Comitato d'Onore per il Manifesto: ELIO PECORA
Intervista di Anna Manna ad Elio Pecora

Per il "Manifesto dei Neoromantici" consulta l'articolo su SpoletoCITY

clicca per ingrandire


Alessandro Clementi e Anna Manna

Comunicato stampa

L'OMAGGIO DEI POETI ROMANI A
GIOVANNI PAOLO II

Poeti a braccia alzate, poeti in preghiera.
Il 12 maggio alle ore 17.00 a Roma a Palazzo Sora, sede del Sindacato Libero Scrittori Italiani, si riuniranno i poeti dell'antologia "Poesie per Karol" curata da Alessandro Clementi e Anna Manna, edito da Anemone Purpurea di Luca Onorati.

Ospite d'onore sarà la poetessa Maria Luisa Spaziani, fondatrice del Centro internazionale Eugenio Montale, che ha dedicato al grande Papa scomparso la poesia "Orme non mortali".

Nell'antologia. che ha ricevuto il Premio "Sinite Parvulos" in Vaticano, Anna Manna ha raccolto poesie di poeti prestigiosi e versi di poeti sconosciuti in un'unica palpitante preghiera poetica rivolta al Papa che ha saputo conquistare i cuori di tanti fedeli nel mondo.
I poeti Claudio Angelini, Jole Chessa Olivares, Corrado Calabrò, Niccolò Carosi, Daniela Fabrizi, Luisa Gorlani, Luciano Luisi, Anna Manna, Mauro Milesi, Mario Mori, Aldo Onorati, Elio Pecora, Gabriella Quattrini, Angelo Sagnelli insieme a tanti altri tra i quali i compianti Miranda Clementoni e Giorgio Carpaneto si stringono alle emozioni ed ai versi di gente comune in poesie inedite scritte subito dopo la scomparsa del Santo Padre. L’Antologia si conclude con frasi, ricordi e pensieri di tanta gente semplice come testimonianza di fede fino al saluto di Massimo D'apporto che chiude l'antologia.
Partecipano all'incontro l'antropologo-poeta Gilberto Mazzoleni e Manuela Marchi, organizzatrice culturale di spicco nella città di Spoleto, che intende riproporre nell'estate spoletina questo intenso momento di cultura e spiritualità. Presenti nella veste di poeta anche tanti giovani provenienti dalla provincia di Roma.
Durante la manifestazione sarà annunciato il bando per il Premio “Le rosse pergamene” 2011. Un premio di poesia ispirato all’amore ed alla solidarietà che in questa edizione avrà come tema ”La fede come manifestazione di comprensione e solidarietà.”

LE POETESSE DEL RISORGIMENTO
di Anna Manna, AICL Roma
da

10 novembre 2010
Palazzo Senatorio, Sala del Carroccio
Campidoglio

Scrivere poesia, manovrare la penna, cimentarsi con l’arte della parola è sempre stato un percorso irto di difficoltà per le donne.
Le donne con la penna hanno qualcosa di destabilizzante, per lo meno così hanno sempre recepito gli altri.
Quel guizzo degli occhi e della psiche femminile che passa nelle sudate carte delle donne... non lascia una scia di pacatezza ma avvia un leggero movimento tellurico nell’anima dell’uditorio maschile. Come se la scrittura femminile somigliasse ad un laser capace di portare la luce su emozioni e sensazioni pericolose, da tenere comunque al guinzaglio.Come se la musicalità dei versi delle donne conservasse qualcosa delle litanie stregonesche o che, comunque, imbastisse un percorso deviante che incute un pochino di timore.
Così la poetessa è stata sempre esorcizzata o negandole dignità di scrittrice ma accettandola soltanto come un bel fiorellino da salotto, oppure relegandola ad un momento di teatralità, come se i suoi versi fossero un semplice canto, una canzone, cosa ben diversa dai versi degli uomini che hanno sempre rappresentato la summa capacità di sintesi concettuale.
Donne inquiete, donne da trattare con le pinze, le poetesse spessisimo hanno legato la loro immagine ad una rappresentazione, tutta maschilista, che le descriveva ai limiti del patologico.
L’estasi poetica descritta da un uomo era una sublime rappresentazione dell’emozione, ma decifrata e narrata dalle donne era troppe volte una eccessiva esaltazione dei sensi e della psiche imputabile alla strana natura femminile.
Lunatiche, estrose, angosciate o eccessivamente vivaci, vittime comunque del sentimento e della sensazione che, le donne, non sono capaci di dominare.
Ma c’è stata una stagione, un periodo storico dove questa mia breve analisi non è applicabile. E si tratta proprio del Risorgimento.
Accanto agli elementi altisonanti del Risorgimento esiste un Risorgimento invisibile, un tessuto di dedizione, di coraggio e di scrittura che hanno portato avanti le donne risorgimentali. E questo è avvenuto nella piena accettazione e nel pieno rispetto degli uomini del Risorgimento.
Che anzi, proprio in questo interessantissimo e vibrante periodo storico, hanno riconosciuto alle donne ogni capacità di espressione poetica.
Perchè?
È semplice la risposta. Perchè la penna della donna ha trovato nel Risorgimento e nei temi del Risorgimento quel terreno, quel campo, quel tema che, accettato dagli uomini risorgimentali, permetteva alla donna di scandagliare l’anima e portarne alla luce tutti i più impetuosi palpiti senza che questo preoccupasse nessuno. Anzi.
Dunque il tema accomunava gli animi, e uomini e donne di quel periodo si cimentarono nelle tematiche patriottiche senza far troppa disinzione tra le faccende poetiche delle donne e le capacità poetiche degli uomini.
In un interessante saggio “Le poetesse del Risorgimento tra formazione letteraria e controllo morale” di Maria Teresa Mori, pubblicato sulla rivista “Passato e presente” nel n.75 del 2008, si legge: “Diverse per età, collocazione geografica, esperienza e inclinazione personale, esse vi portano ciascuna la propria specificità: ciononostante è possibile cogliere nelle loro biografie e nel prodotto del loro lavoro letterario dei tratti che le accomunano, rendendo la loro presenza leggibile anche come fenomeno collettivo”.
Ecco tra la moltitudine poetica non è forse possibile isolare una personalità completa perchè tutte vagano, navigano, volano, combattono, scrivono avvolte dal drappeggio della bandiera italiana. Che certamente le esalta ed esalta il loro impeto poetico, ma allo stesso tempo le spersonalizza proiettandole soltanto in un ipotesi di canto patriottico.Tanto che alcune di loro, che arrivano a pubblicare i loro versi, relegano le poesie a carattere intimistico e personale in appendice alla silloge. Come se gli affetti, i sentimenti d’amore privati, fossero un canto più sommesso, un bisbigliare del focolare domestico da tenere chiuso nel diario del cuore.
Ma che, al contrario, la passione civile e patriottica fosse la via maestra, quella da percorrere tutte insieme, sostenute dai mariti, dai padri, dai maestri. Centrale è la figura del Maestro di belle lettere, vissuto dalle poetesse come un punto di riferimento costante ed ineliminabile. La poetessa forse più famosa, Giuseppina Guacci, ad esempio fu molto legata alle figure dei suoi maestri: Giuseppe Campagna prima e Basilio Puoti poi.Tanto che la sua ispirazione sembra irrigidirsi nei dettami scolastici ma questo non impedisce, anzi contribuisce, ai riconoscimenti della società letteraria napoletana. Stefano De Martinis, purista linguistico, ispirò addirittura una biografia con connotazioni divertenti nella descrizione dei suoi accorati ed affannati richiami verso l’alunna Giannina Mlli, poetessa abruzzese giovane e vivace. Scrive così G. Frassi in “Della Giannina Milli e delle sue poesie” (Firenze, Le Monnier, 1862): “ Doveva essere una scena degna di Goldoni vedere l’alunna che passeggiava agitata per la stanza, arrestarsi improvvisamente, mentre il maestro, curvo sul codice della lingua, processava con comica fretta il vocabolo incriminato”.
L’estraniamento dalla propria personalità è sottolineato, voluto, sostenuto dai maestri, dalla famiglia, dalle aspettative della società letteraria. Ma la vis patriottica non fu una maschera di comodo, ma un volto al quale aderirono con slancio le aspiranti poetesse. Forse l’unico volto possibile in quel momento e dunque, come teatrante che comunque cerca un ruolo nel palcoscenico, recitarono quel ruolo, o meglio si identificarono in quel ruolo, per-corsero quella via che finalmente si apriva alla loro parola.
Sono donne socialmente benestanti, a volte aristocratiche, figlie di professionisti, medici, avvocati.
Appartengono a famiglie orientate verso il liberalismo, spesso molti dei loro cari sono stati protagonisti della storia di quegli anni. Ma anche donne di provenienza meno agiata. Tutte comunque sono avvinghiate agli stessi temi, alle stesse immagini: il mito dei grandi del passato, la bellezza fisica dell’Italia, la grandezza della sua storia del passato. E in più le radici che si infittiscono in un tessuto familiare dove la morale , il rigore ed il controllo sono lo spartito musicale quotidiano.
Donne che hanno desiderio ed impulso ad entrare nel mondo fuori della loro casa ma portando all’esterno tutte le certezze che l’infanzia, la giovinezza ed il matrimonio hanno imbastito attorno alloro cuore.
Spesso gli storici, i critici letterari hanno guardato a queste epressioni poetiche nate quasi in gruppo con occhio certo benevolo, ma anche un pochino ironico e disincantato. Eroine, quasi presenze ieratiche degne di essere raffigurate in immagini retoriche che somigliano a santini ed icone del passato. Eppure queste donne avevanp un bene prezioso in comune, un tratto che le distingueva con sicurezza: la dignità.
Quella richezza del cuore e della psiche che nessun tesoro in denari può regalare ma soltanto una lunga, costante, affetuosa coltivazione. Appunto una formazione letteraria ed un controllo morale, come scrive la Mori, che oggi sembrano un miraggio.
Le donne del Risorgimento possono insegnarci molte cose e mi piacerebbe titolare questo mio breve contributo “Dalle donne del Risorgimento al Risorgimento delle donne”.
Perché questi nostri anni apparentemente liberi e di grande comunicazione al contrario non riescono a comunicarci niente se non una miseria di sentimenti, un’approssimazione vuota e vacilante, una fumata di apparente libertà che finisce per strozzare in gola ogni andito, ogni volo libero, ogni respiro libero. Prigioniere della loro fatua immagine, oggi le donne non riescono più a comunicare personalità, fascino, eros. La pornografia dilaga, la lascivia cancella ogni palpito d’amore, e nel magma della femminilità non si riesce più a trovare la personalità di ognuna, ma soltanto il triviale rito di una femminilità, piuttosto che denudata, direi vivisezionata come sul lettino del chirurgo.
Forse alla ricerca di quel mistero sfuggente, di quel guizzo di personalità che quasi nessuna riesce più ad esprimere?
Allora, alla luce del passare degli anni e nell’avvicendarsi della storia, ci accorgiamo oggi che le donne del Risorgimento possono regalarci ancora molto e le poetesse del Risorgimento in quel loro primo impetuoso affacciarsi sulla scena della storia ci portano un profumo denso, una femminiltà più completa, un’indicazione per il futuro.
Ed ora cerchiamo di conoscerle un pochino più da vicino.
Le siciliane ci vengono incontro da una terra aspra, selvaggia ma ricchissima di cultura e di tradizioni: ardimentose, vibranti come Rosina Muzio Salvo, Concettina Sammartino Fileti che fuggì di casa per andare a scavare i fossati di terra per impedire agli austrici di tornare indietro nel 1849. E la più giovane Mariannina Coffa Caruso, e ancora la Giuseppina Turrisi Colonna. Vite dense di scelte difficili, spesso controcorrente.
A Napoli le poetesse si riunirono in associazione letteraria “Le poetesse Sebezie”, gruppo che operò fino al 1848.Tra loro la più nota sicuramente Giuseppina Guacci. Ed anche Irene Ricciardi, le sorelle Mancini che con i loro versi si opponevano alla dominazione borbonica nel mezzogiomo. Notissimo il loro salotto letterario e le loro infiammate riunioni letterarie.
Nelle Marche ed in Toscana le donne letterate si diressero piuttosto ad un lavoro di indagine giornalistica anche se poetesse, ricordiamo Isabella Rossi Gabardi e Luisa Amalia Palladini.
Nella terra dei Savoia, a Torino, le donne intellettuali cominciarono a sostenere la politica dei Savoia e la loro scelta italianistica attraverso i loro scritti (Agata Sofia Sassernò e Giulia Molino Colombini).
Molte di loro divennero famose anche fuori della loro regione, citiamo di nuovo tra tutte l’abruzzese Giannina Muli che si rintagliò una popolarità incredibile sostenuta anche dalle sue notevoli capacità di improvvisatrice.
Altre divennero un punto di riferimento logistico per i patrioti come Laura Beatrice Oliva Mancini che aprì la sua casa prima a Napoli poi a Torino agli incontri dei liberali.
Tutte le regioni italiane siinteressarono alle poesie delle donne risorgimentali e tutte le regioni registrarono un fervore di donne poetesse.
Leggiamo ancora nel saggio pubblicato su Passato e presente l’analisi letteraria di quegli anni: “La parola delle donne ha diritto ad esprimersi in pubblico, ed anzi diventa ornamento della nazione purché nutra buoni sentimenti e si esprima in buono stile: l'onore virile è assunto tout court come metro dell‘onore umano e il comportarsi da veri uomini ha volore normativo anche per le donne...
Rigenerazione morale e disciplinamento sono due parole chiave per comprendere l'atteggiamento della società letteraria e non, interessata alla produzione poetica delle donne
.”
È lontano ancora dunque per la donna il riconoscimento della poesia come espressione del proprio io. In quegli anni la verità aveva dignità di poesia so!tanto se abbracciata agli ideali della società. Sembra molto limitante e può quasi assumere le caratteristiche antipatiche di una poesia a tema.
Ma non è cosi. Il fiume in piena della poesia femminile di quegli anni ci dice che la trama del silenzio si era rotta e filtrava ormai la parola della donne attraverso quella maglia rotta come un impetuoso accavallarsi di acque.
Le lacrime solitarie delle donne, erano diventate i! pianto di tutti da mostrare con orgoglio, senza pudori, senza ritegno. E le donne seppero piangere insieme, come trovando una solidarietà non solo con le altre ma anche con tutti gli altri. E divennero, forse senza rendersene conto, le nuove maestre di vita e di dignità.
Così l’esercito invisibile delle donne usò la penna per scrivere un nuovo corso di cultura. Certamente allieve prima, certamente figlie, mogli e madri, comunque riuscirono a strappare alla vita domestica un impeto in più, che a volte le portò a scelte tragiche, drammatiche.
Ma erano cittadine tutte insieme di un pianeta dove la parola miserabile non significava miseria dell’anima, anche quando finì miseramente il loro sogno.
Mi piace ricordarle avvinghiate alla loro bandiera, avvinghiate al loro ideale, con quel cuore pazzo di versi e di poesia che spesso pagarono a prezzi altissimi.
E mi piacerebbe se in punta di piedi, senza dar loro troppo fastidio, sapessimo chiedere scusa di quella ironia che tante volte ha velato il loro ricordo.
Oggi ci servirebbero donne così... per tentare di risorgere!
Saranno parole di donna
a varcare il silenzio dei ruoli
a rammendare distanze
a sciogliere grumi di ghiaccio
al raggio ridente di marzo

Campidoglio Sala del Carroccio


da sinistra: Anna Manna, Anita Garibaldi, Neria De Giovanni, Maria Milvia Morciano, Antonio Mendoza


Anita Garibaldi con Neria De Giovanni


Anna Manna con il Prof. Francesco Mercadante presidente del
Sindacato Libero Scrittori Italiani


Anna Manna con il Prof.Giampaolo Donzelli, neonatologo fiorentino,
vincitore assoluto del Premio Le rosse pergamane 2010 sezione inediti

Sapienza Università di Roma
Facoltà di Scienze Umanistiche Ex vetreria Sciarra
Aula G.Levi Della Vidavia dei Volsci
Sabato 10 aprile 2010 dalle ore 9 alle ore 12

AMBIENTE E CULTURA
quando il luogo letterario diventa paesaggio dell'anima

Esiste una affascinante corrispondenza tra l'habitat e l'artista. La voce del luogo diventa spesso la geografia dell'anima dell'artista e viceversa.
Ci accompagneranno in questa interessante esplorazione il Prof.Francesco Negro, omeopata e scrittore, con il suo libro "La porta di ghiaccio", e la scrittrice aquilana Mila Marini, che a distanza di un anno dal disastro del terremoto, ha confessato nel libro "La casa del cuore" le inquietudini e le speranze di una sopravvissuta alla demolizione di ogni certezza territoriale.

Programma:
Francesco Negro: "La cultura del rispetto"
Mila Marini: "Saldo il cuore mentre la società trema"

Relatori:
Neria De Giovanni, presidente dell'Associazione critici letterari,
Anna Clemente della Caritas,
Francesca Brencio, filosofo,
Manuela Marchi, presidente Associazione DonnAmbiente,
Viviana Ravaioli,scultrice.

Saluto Prof.Gilberto Mazzoleni

Accompagneranno la manifestazione le poesie dei poeti:
Marianna Bucchich,
Jole Chessa Olivares,
Daniela Fabrizi,
Mila Marini,
Gilberto Mazzoleni,
Gabriella Sica

Poesia Giovane:
Regina Picozzi, Cony Ray

Ospite d'onore il poeta Elio Pecora

Legge: Gabriella Quattrini

Saluto della Vicepreside: Prof.ssa Francesca Cocchini

A conclusione della manifestazione verrà annunciato il Progetto:

 

NOVANTANOVE POETI PER L’AQUILA
a cura di Anna Manna

Durante la Manifestazione i Poeti potranno consegnare al Presidente della Giuria, Prof. Gilberto Mazzoleni, le Poesie sulla tematica del terremoto da inserire nell’Antologia:“Novantano-ve Poeti per L’Aquila”. L’inserimento è gratuito e non prevede acquisto obbligatorio dell’ Antologia. I Poeti che non potranno intervenire personal-mente alla manifestazione si rivolgeranno diret-tamente all’indirizzo email:
anna.manna2003@libero.it

Il Progetto è aperto a tutti i poeti che vorranno partecipare e in questa occasione intende sollecitare soprattutto i poeti del quartiere San Lorenzo.

Per informazioni:
anna.manna2003@libero.it
anna.manna@uniroma1.it

7 Marzo 2010
"Giornata della donna 2010"

DANIELA FABRIZI e ANNA MANNA

DONNE DI LUNA E DI SCURE
(poesie nel web)

Saggio introduttivo di Aldo Onorati
Il convivio editore
(In copertina: scultura di Viviana Ravaioli)

Non presentiamo il libro per l'8 marzo perchè crediamo che la festa della donna sia un evento superato. Pensiamo che le donne abbiano diritto a visibilità e consensi per tutto l'anno.
Dunque, anche avendo un prodotto letterario pronto ed adattissimo al momento, preferiamo non bruciarlo in false feste o relegarlo in inutili ghetti.

Vi aspettiamo perciò alla presentazione del libro, che avverrà nei mesi prossimi, quando le problematiche femminili saranno il pane quotidiano del nostro impegno e le speranze una costante e preziosa alleanza con tutti componenti della società.
Ci incontreremo per cercare di capirci, per commuoverci insieme e gioire insieme delle nostre emozioni .
Per fare poesia dei nostri piccoli gesti di ogni giorno, per fare poesia dei miti che ancora ci portiamo dentro, per riscoprire la poesia dove non c’è più, per ritrovarla dove non riusciamo più a sentirla.
Vogliamo raccontarvi, con i nostri verbi leggendari, le nuove sintassi della nostra mente e del nostro cuore.

Oltre l'8 marzo ed oltre ogni illusoria, compassionevole carezza.
Preferiamo una stretta di mano, un abbraccio, uno sguardo diverso, una parola nuova.

La mimosa sfiorisce troppo in fretta per riuscire a restarci accanto.
E noi continuiamo a desiderare di avanzare oltre ogni effimera fioritura.

La donna costruisce la vita.
Sempre, ogni giorno, oltre ogni giorno e guardando al giorno seguente.

Daniela Fabrizi, Anna Manna, Viviana Ravaioli

SINDACATO LIBERO SCRITTORI ITALIANI

dal premio
LE ROSSE PERGAMENE

del 21 maggio 2009


Dante Maffia, Alessandro Minore, Anna Manna, Gabriella Quattrini


Mines Preda de Carolis, Daniela Fabrizi, Mauro Milesi, Loretta Zanotti......


Mila Marini, Manuela Marchetti......


Trancesco Mercadante......


... tra gli altri: Umberto Bernabei, Gilberto Mazzoleni, Raimondo Venturiello......

PREMIO
LE ROSSE PERGAMENE

Poesia d’amore

VIII EDIZIONE: L’amore per la cultura

Presidente del Premio Anna Manna

Voce del Premio “Le rosse pergamene“
Gabriella Quattrini

Roma "Palazzo Sora"
Corso Vittorio Emanuele n. 217
21 maggio 2009 ore 16,30

In apertura il saluto del Prof. Francesco Mercadante, presidente S.L.S.I.

DANTE MAFFIA e GILBERTO MAZZOLENI sono i vincitori dell'VIII edizione del Premio rispettivamente per il libro edito di poesia “La Biblioteca di Alessandria” e per il saggio “Da Erodoto al GLOBALE – La ricerca come provocazione” edito da Bulzoni.
Premiate Brunella Bruno e Elisabetta Ferrarini per “Lecturae Dantis” edito da Anemone Purpurea.
Per la poesia inedita (la Giuria è presieduta da Mauro Milesi) vincono le coppie:
Luciano Luisi e Marianna Bucchich, Daniela Fabrizi e Antonio Bruni.
Votato al primo posto dalla giuria dei giovani, presieduta da Alessandro Minore, Angelo Sagnelli.
Nella sezione “Una donna per la cultura” premiata Loretta Zanobbi Alabiso.

OMAGGIO ALLA CARRIERA GIORGIO CARPANETO

Al Premio "Le rosse pergamene" parte il Progetto
NOVANTANOVE POETI PER L'AQUILA

Novantanove sono le cannelle della famosa Fontana della città e novantanove poeti contemporanei si riuniscono in antologia per fini di solidarietà oltre che culturali.
Dedicata alla Biblioteca provinciale de L'Aquila l'Antologia raccoglierà tutte le poesie partecipanti a questa edizione del premio che ha come tema L'Amore per la cultura.
La giuria ha scelto le poesie vincitrici tra quelle presenti nella ricerca bibliografica

I POETI CONTEMPORANEI RACCONTANO LA BIBLIOTECA
OBIETTIVO 2008 della dott.ssa Anna Manna per il

CENTRO INTERDIPARTIMENTALE DI SERVIZI
PER GLI STUDI FILOLOGICI LINGUISTICI E LETTERARI
BIBLIOTECA ANGELO MONTEVERDI I
SAPIENZA UNIVERSITA’ DI ROMA

Aprono l'antologia le splendide poesie della scrittrice aquilana MILA MARINI scritte subito dopo il disastro. MILA MARINI sarà Ospite d’Onore al Premio mentre l’attrice Gabriella Quattrini darà voce al drammatico ricordo del terremoto. L'antologia sarà presentata a Roma, a L’Aquila e a Spoleto.

Anna Manna membro della giuria, Elio Pecora Presidente di giuria, Chiara Sellitto vincitrice del premio poesia, Loretta Zanobbi Presidente del Premio Fioroni

PREMIO FIORONI 2008

La cerimonia si è svolta presso la sala conferenze del Museo diValentano. Erano presenti l’assessore provinciale alla Cultura, Renzo Trappolini, l’asses-sore comunale di Viterbo Giovanni Are-na e numerose altre personalità. Presente l’artista Roberto Joppolo, autore dell’opera che è stata conse-gnata a Sandra Milo. Gli onori di casa sono stati svolti dal sindaco di Valen-tano, Raffaela Saraconi. Tra i rappre-sentanti della giuria erano presenti il grande poeta contemporaneo Elio Pecora, autore di molte raccolte di poesia, tra cui ricordiamo “Simmetrie” del 2007, romanzi, saggi critici e testi per il teatro; la poetessa Anna Manna, autrice sensibile di poesie e racconti, vincitrice di molti premi letterari e fondatrice di diversi premi come “Le rosse pergamene”; il giornalista Giu-seppe Rescifina, collaboratore del Cor-riere della Sera e Joel Picone.

 

da sin. prima fila: Chiara Sellitto, l'Ass. Pruv.le alla Cultura Renzo Trappolini, Giovanni Arena Ass. del Comune di Viterbo
dietro da sin.: Elio Pecora, Anna Manna, Loretta Zanobbi, l'attrice Sandra Milo, lo scultore Roberto Joppolo, i giornalisti Roberto Sacchettoni e Giuseppe Rescifina, Il sindaco del Comune di Valentano Raffaella Saraconi

PREMIO POLIMNIA 2008

GIURIA
Dante Maffia Presidente del Premio, Luciano Luisi, Gian Piero Mazzuca, Serena Maffia, Fabio Pierangeli

PREMIATI
per la CANZONE: Giovanni Gregori;
per la sezione VIDEOPOESIA ExEquo: Lidia Ferrara, Giovanni Lupi e Donatella Altieri, Giulia Rita Eugenia Forte;
per la sezione POESIA INEDITA: Anna Manna;clicca
per l’INTERPRETE DELLA POESIA ITALIANA Walter Maestosi;
per la RACCOLTA INEDITA in pubblicazione con Lepisma Editore Luigi Lombardi Satriani, per il LIBRO: Premio Alla Carriera a Luciano De Crescenzo.

PREMIAZIONE
Martedì 20 maggio dalle ore 18,00 alle 20,00
Giardino d’Inverno, Hotel Parco dei Principi,
Via Gerolamo Frescobaldi 5 - Roma

MADRINA DELLA SERATA Carla Mazzuca Poggiolini

Con l’attrice Tania Angelosanto

INGRESSO Libero
Parcheggio all’interno del Parco

Ufficio Stampa Polimnia: info al 338.4058254
http://www.polimnia.it/


Anna manna, Dante Maffia e Walter Maestosi


La senatrice Carla Mazzuca consegna il dipinto:
ritratto di serena Maffia ad Anna Manna


La Giuria


Anna Manna con Anna Pia Greco dell'Associazione Capalbio - Poesia


Anna manna e Dante Maffia

 

LA STAGIONE DEL VINO

Il mosto accecava,
l’aria ne era densa, colma.
Fendevano l’aria le canzoni delle donne
che s’affaccendavano attorno alla tavola.
Grappoli d’ingordigia arrossata
avvinghiavano le gole e le strizzavano fino agli urli di piacere,
gorgoglii, spasimi della mente
a cercare ricordi e misfatti che carezzavano il cuore
divorato dall’assenza.
Ognuno ha un’assenza nel cuore.
Rifulgeva il ricordo come le viti
avvolte dalle foglie autunnali che abbracciavano
con l’infamia del colore ubriaco
il sapore dolcissimo dei chicchi.
La gatta s’allungava sul pavimento sazia delle nostre immagini goderecce.
Le erinni della fretta invece ci agguantavano
in una danza che mostrava l’affanno e lo strazio.
La festa per i sessanta anni!
Una febbre insistente, senza motivo, ci teneva inchiodati alla nullità.
Non ci riusciva di operare per il futuro
perché il futuro dopo i sessanta non si conosce.
Eravamo soltanto pronti ad assaporare il vino.
Il primo vino, quello che stordisce,
per non pensare,
per dirci che tutto era come prima
per mentirci con affetto, con tenerezza.
Avvenne il miracolo: Marilisa, azzoppata
camminò.
Forse sotto l’effetto del vino ci sembrò di scorgerla camminare.
Oppure lei veramente si librò al di sopra della sua tragedia.
Roberto ci porse i risultati delle sue ultime analisi: tutto era tornato a posto.
Ballammo fino a sfinirci.
la felicità degli anni ritrovati ci avvolse di un sapore dolciastro e live come il mosto.
La mente, il cuore, la lingua, il palato erano effervescenti.
Felici,
impazziti della giovinezza ritrovata.
Niente, non c’era più traccia di numeri sballati,
tutto era in ordine sulle carte e nel cuore.
Ci prese una gran voglia di tentare la vita.
La stagione del vino ci riportava indietro e ci regalava di nuovo la spensieratezza.
Quel miracolo ci costò la vita .
Perimmo di felicità in mezzo al mosto.
E ne valse la pena.

Anna Manna