Biografia

Su svariati siti on-line hanno fatto molta confusione sulla mia identità; onde evitare che altre persone, col mio stesso nome, si possano appropriare delle mie attività riporto di seguito i miei dati identificativi:

Anna Manna è nata a Gaeta (pr.Latina) il 17 marzo del 1949 da Rosalba Trovarelli sposata con Gennaro Manna scrittore, figlio di Domenico Manna ed Elisa Manna di Tocco Casauria pr. Pescara. Avevano lo stesso cognome essendo cugini, per il loro matrimonio fu richiesta dispensa papale.
Anna Manna è dunque nipote di Domenico Manna ed Elisa Manna di Tocco Casauria da parte di padre e nipote di Elisa Scalesse e Sabatino Troverelli per parte di madre.
Ha sposato a Roma l'Ing. Marco Clementi nel 1981. Nel 1985 ha avuto un figlio maschio. Non ha mai insegnato, non ha mai dipinto. E' bibliotecaria di professione dal 1976 presso La Sapienza Unversità di Roma.
Vive da sempre a Roma.

 
Anna Manna nasce figlia d'arte.
Il padre, lo scrittore cattolico Gennaro Manna, la lega ad una educazione cattolica fortemente impregnata da una visuale letteraria.
Bambina timidissima e silenziosa in casa, ha una vita scolastica felicemente positiva.
A scuola la sua timidezza si svela un'apparenza, infatti ai risultati eccellenti scolastici affianca una grande disposizione all'amicizia con i coetanei e una sincera allegria che caratterizzerà anche il suo futuro di donna.

A diciotto anni il padre la porta per la prima volta al Premio Strega.
Ne rimane incantata e il Ninfeo di Papa Giulio segnerà poi un percorso nel suo futuro quando, dopo la morte del padre, fonderà vari premi letterari. Primo e il più importante Fiore di Roccia, che sotto la presidenza di giuria di Walter Pedullà prima e di Gianni Bisiach poi, registrerà un notevole successo di pubblico e di stampa.
Primogenita cresce con un'atteggiamento saggio e moderato, tanto che il padre la chiamava la "donnina saggia". Lei però soffrirà di una certa gelosia alla nascita della

sorella Elisa, adorata dal padre, che poi nell'età adulta scriverà con il padre dei libri, relegando il rapporto tra Anna ed il padre ad una dimensione soltanto affettiva che per Anna era motivo di una certa sofferenza.
Poi, donna adulta, cercherà per sempre un contatto intellettuale con la figura maschile.
La nascita del fratello, essendo lei già di quattordici anni, le farà scoprire la dolcezza della dimensione materna che poi vivrà, anche in modo esagerato, alla nascita del figlio Alessandro. Del resto dopo la laurea a pieni voti ed esperienze di lavoro positivo alla RAI, Anna con il matrimonio si dedica completamente al marito Marco, ingegnere, ed al figlio Alessandro, dimentica di tutto il resto.
Impiegata, moglie e madre. La scelta borghese è completa.
Lasciate alle spalle le impennate letterarie e giornalistiche giovanili (premi vinti, romanzi iniziati e mai finiti ecc...) Anna si condensa e vive soltanto questi nuovi ruoli. Che vive con la stessa intensità e dedizione con cui aveva affronatto gli studi letterari.
Inoltre la salute fragile del figliolo, adorato da tutti, ma spesso sofferente di malanni vari per una insistente forma allergica, delinea una maternità iperprotettiva che cancella in lei ogni altro interesse. Ma la vita le riserva un dolore ben più grande. La tragica morte del padre, nell'aprile del 1990, è per lei un terremoto emotivo ed affettivo enorme. Reagisce riscoprendo quella parte letteraria che aveva creduto ormai sepolta.
Dopo gli anni novanta è una reazione a catena di organizzazioni letterarie, produzione di libri, studi, poesie e l'immersione in un mondo letterario che l'accoglie come il ritorno del figliol prodigo.
Anche se Anna non bussa alla porta delle amicizie paterne per emergere ma si crea un suo percorso personalissimo, lontano da etichette letterarie o scelte politiche o altro. La sua è una scrittura completamente libera da ipotesi, tesi o progetti intellettuali.
Forse in questo è il suo limite, ma in questo è la sua freschezza, immediatezza e vigore.

Comincia una stagione di vittorie ai premi letterari (Premio Teramo,  Premio  Calliope, Premio Benvento, Premio Francesco Grisi, Premio Saitta, per citarne alcuni) di grandi organizzazioni culturali (Fonda l'Associazione Manna, il Premio Fiore di Roccia, ecc...) che in famiglia vengono mal sopportate. Del resto un tale cambiamento sorprende e spaventa familiari abituati ad una figura di donna dedita solamente agli affetti familiari. La sua scrittura si esplica in libri di poesia, in racconti con una continua immersione nella vita romana letteraria. Infatti nota dominante di questa frenetica attività è una mondanità, spesso esasperata, chiaramente una risposta alla angoscia per la morte del padre. Un sorriso per coprire il buio, una luce più forte del dolore. Così la stessa poetessa parla di quel periodo letterario-mondano.
Le è accanto la sorella Elisa, Responsabile  cultura  al Censis, che mostra fiducia in questa nuova identità di Anna, e inizia tra le due sorelle un sodalizio umano e letterario fortissimo, tanto che vengono soprannominate "Le sorelle Manna".
Comunque fino alla fine del novantacinque la produzione letteraria risente ancora molto dell'influenza degli studi fatti e dell'assorbimento dello stile paterno. Non riesce

a trovare una sua forma espressiva completamente personale. Lo stile, pure presente e riconosciuto dai critici, non svela completamente la sua vera essenza.
Alla fine degli anni novanta con il racconto "La famelica di Napoli" (Primo assoluto al Premio Teramo) e il libro di poesie "Fragole e latte" (vincitore al Premio Saitta e presentato presso il quotidiano Il Tempo da numerosi giornalisti e poeti di grido) comincia a delinearsi una personalità letteraria scevra da condizionamenti scolastici. Si differenzia inoltre in modo evidente lo stile del racconto, duro, sintetico, moderno dallo stile della poesia più dolce, più intimistico, sicuramente lirico, anche se la tematica sociale si affaccia prepotentemente nella raccolta.
Dopo molte esperienze presso l'Assessorato alla cultura della Provincia di Roma dove perfeziona le sue capacità di organizzatrice culturale, rientra all'Università La Sapienza di Roma che la assegna alla Cattedra di Siderurgia nella Facoltà di Ingegneria. Ecco un nuovo evento che incide in modo incredibile nella produzione letteraria di Anna.
Il contatto  con il mondo  scientifico,  l'innegabile bellezza del luogo, S. Pietro in Vincoli a Colle Oppio, segnano un'impennata nella sua produzione letteraria. Vince il Premio Pagine con le poesie d'amore "Le rosse pergamene" che poi pubblica con la prefazione di Elio Fiore che criticamente l'accosta a Sibilla Aleramo. Scrive moltissimo, si accende anche alla saggistica, e il confronto tra discipline diverse diventa la nota dominante del suo volontariato culturale, accanto ad una scoperta felice e feconda degli studi archivistici, diretta dal Prof. Mauro Cavallini, ordinario di Siderurgia, fino alla pubblicazione del saggio "Il poeta della ferriera". Il saggio, scritto e curato in collaborazione con il Prof. Mauro Cavallini e con il Prof. Giorgio Carpaneto latinista, risulta vincitore del Premio Culture a confronto al Premio internazionale di Saggistica di Marino, ed è premiato anche in Campidoglio dall'Assessore Ferraro. Riceve inoltre il Premio cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri. A Largo della polveriera, nome della piazza di colle Oppio dove sorge la facoltà di Ingegneria, diventa due volte un suo titolo: di una raccolta di poesie, dedicata alla Facoltà, e del suo primo romanzo, presentato al Parlamento europeo a Roma, primo libro di una donna.

Premiata dalla Presidenza del Consiglio dei ministri per la Narrativa, e per il volontariato culturale, riceve la Medaglia d'argentodella Commissione cultura della Camera dei Deputati e riceve il Premio Sinite Parvulos per la raccolta delle poesie per la morte di Papa Giovanni Paolo, curata insieme al figlio Alessandro.
Per il decennale del Premio Fiore di roccia, raccoglie in un'antologia, accolta molto bene dalla critica e dalla stampa, i poeti vincitori della varie edizioni del premio "A Roma i Poeti sono un Fiore di roccia".
Ma il libro di poesia che segna la sua maturità completa è "Maree amare - Mare e amare", vincitore del Premio Pagine e del Premio Il Delfino di Pisa, presentato, in una indimenticabile serata a maggio 2007,  dai  critici  Aldo  Onorati  e  Raimondo Ventu-riello alla Libreria Croce.
Nel libro sono presenti poesie soprattutto sociali ad esclusione di  due poesie  d'amore dedicate a Marco, il marito, in una rinnovata stagione d'intesa.
Con le sorelle Pertica, figlie  del compianto Domenico Pertica, fonda e  istituisce il

Premio Donna e Cultura in Campidoglio, con la presidenza del Premio a Monica Cirinnà.
Ma nuovi eventi, una increciosa incomprensione con l'amministrazione del dipartimento Dicma che non la riconosce come uno degli autori del saggio Il poeta della ferriera, nonostante i numerosi premi istituzionali ricevuti e nonostante la poetessa abbia firmato l'incipit, le conclusioni e la tavola rotonda inserita nel libro, la spingono a chiedere il trasferimento presso altra Facoltà.
A Lettere approda alla Biblioteca Angelo Monteverdi.
Felicissimo incontro e connubbio denso di futuro.
Infatti nella Biblioteca, fiore all'occhiello della Facoltà di Lettere, si affinano gli interessi di Anna per le ricerche bibliografiche.
Nasce così la ricerca bibliografica "I poeti contemporanei raccontano la biblioteca" che poi confluisce nel libro ora in stampa "Diamo voce alle biblioteche" .
Nel momento più caotico e confuso del passaggio tra Siderurgia e Lettere esce con l'editore Calabria "Amori negati" uno scherzo letterario, come lo chiama la poetessa, che s'ispira all'incontro tra Cristina di Svezia e il filosofo Cartesio. Il dialogo, sostenuto da ricerche bibliografiche, riproduce uno degli incontri mentali più interessanti della storia europea.
Ma Anna Manna non ha ancora presentato questo libro poichè su questo opuscolo sta
nascendo il suo secondo romanzo: "La ragazzetta di Primavalle" e non vuole spezzare l'emozione creativa che le permette di scrivere.
Senza rendersene conto, come ha notato il critico Giorgio Carpaneto, in lei vita e letteratura s'intersecano spesso e la delineano come un revival di una figura romantica di scrittrice e poetessa, di cui s'era perso un po' lo stampo.
Le sue poesie spesso si rivolgono ai suoi affetti: note soprattutto le poesie per il padre, le poesie per il figlio.

Pertanto, anche lo stile grintoso e amaro della sua ultima produzione poetica, anche le sue ricerche narrative immerse in un costante confronto tra l'antico e l'attualità, si stemperano in una figura di donna dolce, di profonda affettività, materna, amica, anche quando l'impeto mentale sembra avvolgerla in una identità più maschile ed intellettuale. Ma è un attimo, una frase, un libro, poi ritorna e riaffiora sempre la donna.
E' il suo limite?
Forse è il bandolo della matassa della sua vita, il filo d'arianna che la salva da un freddo e gelido distacco mentale dal mondo e dall'affetività delle terrene cose.
Nella lotta interna tra il maschile ed il femminile, lei trova sicuramente forza e grinta nel suo io maschile che è molto forte e stabile, ma è la parte femminile che la stempera verso la felice adesione alla vita. Lei è questo dualismo, questa alternanza, come fosse in un'eterna altalena sul mondo.
Dalla fiaba allo studio, dalle ricerche approfondite all'intuizione dove è poco chiaro il limite e dove spesso il sogno è più serio ed importante del quotidiano. Che pure riesce a darle poesia ancorata ai semplici gesti di tutti i giorni.
Un apeiron, un indeterminato, come l'ha definita Pasqualino Fortunato, che per questo risulta affascinante. Capita e compresa la poetessa, sfugge la donna quotidiana, e viceversa.

Conosciuta la donna di tutti i giorni, la madre, la moglie, la donna normale, a sorpresa si manfesta l'artista.
Si distacca un'altra identità che avvolge l'aria della quotidianeità e la restituisce in un nuovo sogno.

Questa Biografia è stata scritta da un critico che però intende rimanere anonimo.

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